I FILM GIRATI A BARCELLONA
Barcellona è una città stato, anche se non lo si può dire, che amo molto. Per tante ragioni… principalmente per la sua vitalità mercantile, industriale e turistica. Difficile trovare le tre attività in un’unica città così ben pianificate, senza che interferiscano. Un “grande porto” dove tutti vanno e vengono. Per la sua capacità di trasformarsi senza rovinare niente e essere portata come esempio di unicità. Mantenendo quello che c’era prima e contemporaneamente rivoluzionando tutto. Ricchissima di architetture storiche e contemporanee di grandissimo interesse. La città è visitata ogni giorno da più di 500.000 turisti stranieri, che i barcellonesi detestano, e tutto funziona a meraviglia anche la notte i quartieri sono sicuri. Grazie a una Metro, a una rete viaria, basata come a Torino, su lunghi assi cartesiani che l’attraversano, con però lunghi tunnel sotto la città che superano i punti critici e una potente flotta di mezzi pubblici, tram, bus, taxi molto efficienti. Quello che più mi piace di Barcellona è che, da sempre, gli incarichi progettuali vengono per la maggior parte affidati a architetti e ingegneri locali. Barcellona è una città molto fotogenica, a dimensione della cinepresa. Sono diversi i film girati in cui si vedono la sua urbanistica e i suoi palazzi e la nota movida. Ecco film da cui ho scelto alcuni set:
Lo straniero (The Passenger) (1975) di Michelangelo Antonioni, sul quale ho già scritto, è una grande opportunità per vedere com’era la Barcellona pre-olimpica, prima della sua seconda grande trasformazione urbanistica.
Tutto su mia madre (Todo sobre mi Madre) di Pedro Almodóvar, 1999 che considero uno dei migliori film di Almodovar. È un tributo a più livelli alle donne con Penélope Cruz, tra le mie attrici predilette, e Cecilia Roth. Nel film: si vedono La Sagrada Família; il Palau de la Música; l’ Hospital del Mar e la Plaça del Duc de Medinaceli.
Il Palau de la Música Catalana (1908) progettato da Lluís Domènech i Montaner (1850-1923). Il palazzo è considerato il manifesto del modernismo in architettura e insieme alle opere di Gaudí e di Juiol, tra i capolavori dell’architettura Catalana. Le sue facciate esterne sono stupefacenti ma quando si entra nella sala dei concerti si rimane sbalorditi. Dal 1982 al 1989 il Palau fu oggetto di restauro e dell’ampliamento ad opera degli architetti Óscar Tusquets e Carles Diaz: nel 2000 una seconda fase dei lavori dotò il Palau di un edificio contiguo di sei piani di altezza in cui trovano posto i camerini, la biblioteca, un archivio, una sala riunione e gli uffici. Nel 1971 il Palau è diventato monumento nazionale. Nel 1997 il Palau de la Música Catalana è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità.
The Machinist (2004) di Brad Anderson. Un thriller tutto girato interamente a Barcellona e in alcune delle città circostanti, anche se il luogo delle riprese potrebbe passare per qualsiasi città degli Stati Uniti d’America. Le locations di Barcelona: il Tibidabo Amusement Park e l’Aeroporto El Prat.
L’Aeroporto El Prat (2009) progettato da Riccardo Bofil Taller de Arquitectura. Nel suo discorso di inaugurazione Bofill ha definito il terminal: “…contenitore unitario, di geometria variabile, che si articola in una serie di spazi – nuovi per questa tipologia architettonica – fatti di strade e piazze al coperto che danno al passeggero una sensazione di variabilità, trasformazione dello spazio e rottura della monotonia…”. Un’architettura di vetro, di luce. La sua trasparenza favorisce l’illuminazione naturale di tutte le zone destinate ai passeggeri consentendo una visione ampia sulla piste, sul mare e sui boschi e infondendo, in questo modo, nel passeggero tranquillità e serenità.
Profumo: la storia di un assassino (Perfume: The Story of a Murderer) (2006) di Tom Tyke. La vicenda è ambientata nella Francia del XVIII secolo, ma molte delle scene più rilevanti sono state girate in Catalogna. In particolare a Girona, Besalú, Tortosa, Figueres – sede del Museo Dalí – e, ovviamente, a Barcellona nel Barri Gòtic, nel Poble Espanyol sul Montjuïc e nel Laberint d’Horta.
Nel film l’antico Barri Gòtic, all’interno ci sono vestigia romane, è stato trasformato in un mercato del pesce parigino. Del quartiere si vedono le importanti piazze medievali: Plaça de la Mercè, dove nasce il protagonista; Plaça Sant Felip Neri, dove il protagonista trova e uccide la sua prima vittima; Plaça Reial, il luogo in cui l’assassino Grenouille vede per la prima volta una profumeria. Ricordo che in una stretta via del Quartiere Gotico c’è il Museu Picasso de Barcelona, con le opere giovanili e le sue potenti riflessioni, 58 grandi tele del 1957, sul più bel quadro di tutti i tempi Las Meninas (1656) di Diego de Silva y Velasquez. Altre località della città ove si svolge il film sono il Poble Espanyol al Montjuïc, e il Laberint d’Horta dove si nasconde una delle vittime del protagonista.
Il Laberint d’Horta (1791-1808) è progetto in stile neoclassico dell’architetto italiano ticinese Domenico Bagutti (1760-1837) realizzato dai capomastri catalani Jaume e Andreu Valls e per la parte botanica dal giardiniere francese Joseph Delvalet. Il parco occupa i terreni di una tenuta un tempo di proprietà dei marchesi di Llupià, Poal e Alfarràs. Nel parco la cultura neoclassica, del labirinto, si fonde con quella romantica ottocentesca, fino al 1853 si sono succeduti diversi architetti, con aggiunte e modifiche creando un insieme eclettico molto piacevole. La famiglia Desvalls rimase proprietaria della tenuta fino al 1870, quando fu acquistata dal Comune. È stato ufficialmente aperto come parco pubblico nel 1871 dopo il restauro affidato all’architetto Elies Rogent (1821-1897). Il parco è visitato da più di un milione di persone all’anno.
Simmetria, arte topiaria e paesaggio regolare, tempietti con colonne toscane, fontane e getti d’acqua, sculture ispirate alla mitologia e un padiglione neoclassico dedicato alle muse. Dall’altra, il suono dell’acqua che cade liberamente in una cascata e un ruscello su un letto di pietra, muschi e piante forestali, e via così… rocce, ponti di pietra, “molto vicino” al coevo giardino roccioso del Parco del Valentino di Torino (1858) del paesaggista francese Jean Pierre Barrillet-Dechamps (1824-1873).
Vicky Cristina Barcelona (2008) di Woody Allen, il film che Penélope Cruz ha vinto un Academy Award per la migliore interpretazione di un’attrice non protagonista. Il Fundació Miró, il Barri Gòtic, Las Ramblas, Santa María del Mar e, naturalmente, la Sagrada Família sono luoghi che compaiono nel film, interpretato da Scarlett Johansson, Rebecca Hall e Javier Bardem marito Penélope.
La Fundació Miró (1975) dell’architetto Josep Luís Sert (1902-1983) sul promontorio del Montjuïc. Sert lo concepì come uno spazio aperto, con grandi terrazze e patio interni collegati da corridoi con grandi vetrate in modo da permettere una corretta circolazione dei visitatori, un’unico percorso dove tutti procedono nella stesso senso di marcia e non si incrociano mai. Le opere di Jean Miró (1893-1883) sono esposte in modo estremamente razionale. L’edificio venne ampliato nel 1986 inserendo una biblioteca e un’auditorium.
Foto di Raimond Klavins su Unsplash

