Il procuratore (The Counselor, 2013)

Guardando Il procuratore (The Counselor, 2013) di Ridley Scott, tratto da una novella di McCarthy, si capisce quanto conta per il grande regista britannico l’architettura. Questa volta protagonista principale è la villa del gangster Reiner (Javier Bardem).

Un’altra protagonista del film è la sadica, perversa e avida Malchina (CamerOn Diaz), una spietata donna che, a insaputa dell’amico Reiner, governa — protetta da ambienti politici e finanziari internazionali — un’organizzazione criminale di trafficanti di droga, ladri e assassini; con l’abitudine di farli eliminare, una volta svolto il compito loro affidato, da abili tagliatori di teste. Un continuum di morte, una scia di sangue per lasciare alle spalle meno testimoni possibili. Tra questi c’è anche Westray (Brad Pitt), braccato e giustiziato con un collare d’acciaio in una strada di Londra, dopo essere stato scopato e derubato della sua 24 ore dalla Bionda (Natalie Dormer): una vera “femme fatale” che consegna poi i codici dei conti correnti di Westray alla sua “padrona” Malchina riscattando così un debito.

Malchina, nel finale del film, visti i troppi delitti commessi in America e in Europa, si trasferisce a Hong Kong (con una borsa piena di diamanti). Un luogo più sicuro per far perdere le sue tracce e continuare indisturbata la sua malvagia professione. Che storia! L’ottantottenne statunitense Corman McCarthy scrittore, drammaturgo, sceneggiatore non delude mai. Ricordo altri due importanti film sceneggiati da lui: Non è un paese per vecchi (No Country for Old Men, 2007) diretto da Joel e Ethan Coen e The Road (2009) di John Hillcoat.

Come dicevo il racconto si svolge in una villa la cui architettura è una fusione tra il Padiglione di Barcellona (1929) di Mies van der Rohe (1986-1869), la Casa Gilardi (1976) e la Caballerizza San Cristobal (1969) a Città del Messico di Luis Barragán (1902-1988), la Glass House (1949) a Canaan di Philip Johnson (1906-2005) e, sottolineo, l’armonia del giardino giapponese. Una casa International Style di vetro e grandi pareti bianche, con pavimenti in pietra, e un pilastro rosso di diametro 12 cm. In gran parte arredata con opere di van der Rohe e di altri grandi: Gray, le Corbusier. La dimora si trova all’interno di un parco di quattro ettari, adagiata su un laghetto artificiale (in cui nuotano le carpe) alimentato da una cascata a muro. Dalle finestre si vede tra le canne del lago una piccola isola.

Parlo della Skywood House (1998)in Denham, Buckinghamshire, poco fuori Londra — dell’architetto britannico Graham Phillips (la casa dove abita con sua moglie Diane) ex socio e amministratore delegato dello studio Foster & Partners “…una casa che — dice Phyllis Richardson, storica dell’architettura e dell’urbanistica britannica — trasforma lo stile di vita in un’opera d’arte…”che “…offre una lezione di perfezione sul potere dell’architettura di emozionare e ispirare”. Una struttura che riflette il rigore e l’attenzione ai dettagli tipica di Barragán, di van der Rohe e dell’arte del giardino Zen rivisitata con gli occhi di Johnson ma che va oltre i maestri che l’hanno ispirata per arrivare alla compiutezza… indescrivibile con i pensieri e le parole. Non so dire quante volte ho rivisto il film solo per vederla di sfuggita, per carpire nuovi dettagli, per coglierne la qualità inimitabile mentre all’interno si muovono gli abitanti, poco prima della loro esecuzione. Paragonabile ad essa per bellezza ed eleganza nel film c’è solo l’ingenua Laura (Penelope Cruz) la sfortunata fidanzata — il suo cadavere viene gettato nella discarica da un camion della spazzatura — dell’avvocato (Michael Fassbender) il quale crede di arricchirsi velocemente con la droga (alle spalle della terribile Malchina). Il film purtroppo è stato tagliato dalla distribuzione italiana. Infatti si fatica a capire come mai ad un certo punto appaiono alcuni personaggi.   

La Skywood House non è la sola opera Graham Phillips di grande livello progettuale ne cito altre anch’esse molto importanti la Skyhig a Maiorca, la Hampton House molto simile alla Skywood.

Graham Phillips nel 2008 è stato insignito della cattedra che fu di Luis Barragan dall’Università di Monterrey, Queretaro Campus, in Messico.

Un libro sul suo lavoro, Skywood House and the Architecture of Graham Phillips, del (2013) curato da Phyllis Richardson è pubblicato da Thames and Hudson.

Ma attenzione molte altre riprese si svolgono in un’altra villa di Reiner (fatto anche lui assassinare). L’abitazione si trova a Ráfol de Almúnia, ad Alicante in Spagna però diversa e non del livello della Skywood, tutt’altro. Una casa dalla pianta a forma di nave, con una corte interna circolare, alla maniera spagnola, circondata da un porticato ad archi ribassati poggianti su pilastri.

Le riprese di Il procuratore si sono svolte in molte location tra USA, Regno Unito e Spagna. In America a El Paso, Hollywood, Santa Rosa, Los Angeles, Salt Lake City. In Gran Bretagna a Londra e a West Wycombe.

Ricordo le straordinarie location in stile Hi-thec di Londra ove si vede Brad Pitt in fuga e infine ucciso: il Terminal 5 (LHR) di Heathrow (2008) di Richard Rogers (1933-2021) e Arup, l’Hotel International London in Appold Street, il caffè della Broadgate Tower (2009) di Skidmore, Owings e Merrill, gli uffici della Exchange Circle Banca, la Earl Street tra Findbury Market e Appold Street.

La mortifera Malchina appare anche nella Gothic Chapel nel West Wycombe Park. Il West Wycombe Park è una grande tenuta realizzata da sir Francis Dashwood (1708-1781) iniziata nel 1740 e finita 1800 in stile eclettico Palladiano, Neoclassico e Greco-Romano Revival. Diversi architetti hanno progettato parti della residenza tra cui Nicholas Revett (1720-1804) per il portico ovest e Roger Morris (1695-1749) l’estremità orientale della casa. Intorno alla dimora ci sono gli originali giardini progettati dallo stesso Nicholas Revett che contengono, oltre alla Cappella Gotica diversi piccoli Templi, trai quali quello della musica, dedicati a varie divinità dell’antichità — Diana, Venere, Apollo, Dafne etc — basati sugli stili vitruviani.

Malchina la ritroviamo per l’ultima volta sorseggiare una coppa di champagne con il suo amico banchiere nel ristorante del Weddesdon Manor (1883); un’architettura neoclassica, stile Châteauesque, dagli architetti paesaggisti francesi Hippolyte Destailleur (1822-1893) e Elie Lainé (1829-1911).

Ultima location importante è lo Sheraton Skyline Hotel (1971) a Heathrow progettato dall’architetto Ronald Fielding.

Nella foto Skywood House (Graham Phillips)