Inception – Un’esperienza particolare (2010)
In Inception – Un’esperienza particolare (2010), un thriller di “guerra” fantascientifico scritto e diretto dal regista Christopher Nolan, quattro premi Oscar nel 2011, si vede Leonardo DiCaprio nei panni di Dominic “Dom” Cobb, un’”estrattore” o un’“inseritore”, una spia che ruba o immette informazioni sensibili in un contesto di spionaggio industriale infiltrandosi nel subconscio dei suoi bersagli durante un “sogno condiviso” a diversi gradi di coscienza. Un uomo, un ricercato, che vive nel doloroso ricordo della moglie Mal (Marion Cotillard) suicida e nel desiderio di rivedere i figli.
Inception ovvero quando la creazione architettonica viene utilizzata da Mr. Saito (Ken Watanabe), un potente fuori di testa, per sottomettere un suo rivale d’affari Robert Michael Fisher (Cillian Murphy); la lotta senza esclusione di colpi per il potere politico, religioso, economico. Anche una riflessione sulle contrazioni spazio-temporali della mente (concetti di durata ed estensione), nei tre stati: di sonno profondo, sonno di sogno, sonno di veglia. Tutto molto vicino alle dottrine idealistiche buddiste sull’illusorietà dell’universo fenomenico.
Dalle metropoli dei nostri giorni ai paesaggi futuristici di città abbandonate, dalla scala di Penrose (1958) ai paradossi architettonici alla M. C. Escher (1898-1972), tra anamorfosi, trompe-l’oeil e illusioni ottiche; l’ambiente costruito e l’atmosfera oppressiva giocano un ruolo chiave nella narrazione filmica, sono al centro degli eventi. I personaggi subiscono la natura architettonica. Un tutt’organico in costante ribaltamento movimento deformazione; ove il regista esplora e celebra proprio l’architettura quale protagonista attraverso visioni vorticose frutto della progettazione CGI unita a modelli reali in diverse scale progettuali. L’architetto e il regista in questo film si sovrappongono nei ruoli se li scambiano. Lo scenografo Guy Hendrix Dyas, il direttore degli effetti speciali Chris Corbould ed il direttore della fotografia Wally Pfister svolgono una parte fondamentale quali creatori di un mondo fantastico onirico totalmente fuori dagli schemi: scenari nei quali i membri della squadra di dissimulatori d’informazioni si muovono durante l’infiltrazione onirica. Con Cobb la figura strategica del film è un architetto, Arianna (Ellen Page), ingaggiata per istruire gli assistenti su i complessi architettonici in cui essi devono agire e, a volte, inserire la donna nella dimensione onirica per indicare loro come muoversi nei labirinti creati appositamente da lei stessa. Difficile trovare il filo della storia, seguirne gli eventi. Il segnale, l’indicatore allo spettatore, per distinguere il sogno dalla realtà, giunge da una piccola antica trottola in bronzo ruotante: è il “totem” di Cobb che quando agisce nel sogno gira all’infinito, mentre nella realtà si comporta come una trottola normale, dopo un po’ si ferma. Visioni architettoniche dentro altre visioni architettoniche di secondo grado fino ad arrivare ad un terzo, a un quarto livello illusorio. Scatole cinesi. Dai quali non si capisce come fanno i vari “Teseo” ad uscirne. Il filo viene sostituito dal “calcio”. Per fortuna lo spettatore ogni tanto può vedere se la trottola si ferma o non si ferma, se l’alfiere dorato cade dallo stesso lato o il dado truccato mostra la stessa cifra (sempre che interessi sapere se i personaggi sono svegli, sognano o sono nel limbo). La gente muore e rinasce… alcuni rimangono sospesi in eterno. Meglio leggere la sinopsi prima di vedere la pellicola, la si può apprezzare di più.
Trentasei sono le locations distribuite in sei città del mondo: Calgary, Los Angeles, Parigi, Tangeri, Tokyo e Londra.
In Inghilterra nel Bedfordshire, negli studi di Cardington (in un vasto spazio di un vecchio hangar per dirigibili dei primi del’900), sono stati costruiti i complessi set architettonici di grandissime dimensioni. Ad esempio le scene dell’albergo dove gli interpreti lottano in un lungo corridoio di 25 metri, ruotante sul suo asse a 360° grazie a tre rotaie circolari, otto giri al minuto, mosso da due enormi motori elettrici, per creare l’effetto dell’assenza di gravità. Stessa cosa per l’alto vano dell’ascensore e la camera da letto girevole. Mentre il bar, sempre ruotante, ondeggia e si inclina in tutte le direzioni, grazie a enormi giunti cardanici, mettendo a dura prova gli attori (senza controfigura).
A Tokio si vedono le vedute aere della prefettura Shizuoka e l’eliporto sul tetto dell’Ark Hillis Mori Building Akasaka (1986) nel quartiere di Minato progettato da Irie Miyake Architects & Engineers di Tokyo e da Pelli Clarke Pelli Architects di New York.
A Parigi Arianna ricrea lo storico Pont du Bir-Hakeim (1905) sulla Senna dell’architetto Jean Camille Formigé (1845-1926) (dove lei e Cobb sono proiettati all’infinito da un gioco di specchi). Il Bir-Hakeim a due livelli di percorrenza, è impostato al primo livello su piloni portanti in pietra e otto archi in ferro reticolari a centine parallele di cui quattro gravitano su una struttura in pietra posta sull’Isola dei cigni. Mentre il viadotto ferroviario del secondo livello, che corre al centro del ponte, è retto da piloni in pietra e da pilastri in ferro uniti da travi poggianti sulla sottostante struttura reticolare in ferro. Imbrigliate, tra i prospetti ad archetti moreschi su piedritti, vi sono otto gruppi di statue in bronzo di Gustave Michel, di Jules Coutan e Jean-Antoine Injalbert. Il ponte prende il nome dalla battaglia di Bir Hacheim combattuta in Nordafrica durante la Seconda guerra mondiale. Questo mi rimanda per analogia al Sacrario ai caduti delle due battaglie di El Alamein che si trova al 42° chilometro Quota 33 lungo la litoranea per Alessandria d’Egitto, inaugurato nel 1958, progettato dall’ingegnere architetto milanese Paolo Caccia Dominioni (1896-1992) (Memorie ”Alamein 1933-1962” – Lettera a Lord Montgomery). Le tre battaglie di Bir Hacheim e El Alamain avvennero nel 1942 (l’ultima il 23 ottobre). Tre sono i film dedicati a questi fatti della nostra storia. Il Sacrario si vede in El Alamein – Linea di fuoco (2002) diretto da Enzo Montaleone.
Sempre a Parigi in Avenue du Trocadero (1823) (sembra che i luoghi, gli sceneggiatori, li abbiano scelti pensando alle battaglie della storia) vediamo il Palais Galliera (1878-1894), in stile Beaux-Arts, dell’architetto Paul-René-Léon Ginain (1825-1898) commissionatogli da Marie Brignole-Sale de Ferrari (1811-1888) Duchessa di Galliera, filantropa genovese, come luogo per conservare le sue collezioni d’arte. Oggi ospita, oltre alle collezioni stesse, il Musée de la Mode de la Ville de Paris (1895-1977) che espone abiti e costumi francesi del XVIII secolo fino ai giorni nostri.
A Tangeri in Marocco negli stretti vicoli dello storico Grand Souk — che meriterebbe un’analisi approfondita delle sue secolari costruzioni — sono state girate le scene mozzafiato (sia per gli attori che per i cineoperatori a volte con camera a spalla) dell’inseguimento a piedi di Cobb.
Di Londra si vede l’University College London (1829), a Bloomsbury, dell’architetto William Wilkins (1778-1839) dove, nella Galleria Flaxman, Miles (Michael Caine) presenta Cobb ad Arianna. Mentre nel Palazzo Farmiloe (1868) dell’architetto Lewis Henry Isaacs (1830-1908) in stile Vittoriano troviamo il laboratorio di Yusuf (Dileep Rao). Sempre in Inghilterra nell’Hampshire si trova il Farnborough Airport (2010) dello studio 3DRedid Architects è dove Cobb e Saito arrivano con l’elicottero; nell’aeroporto c’è la sede Farnborough Air Sciences Trust Museum.
Ora siamo a Los Angeles. Alcuni set sono stati costruiti in uno degli studios della Warner Bros., inclusi gli interni delle camere del Castello di Saito in stile giapponese. Tra questi, la sala da pranzo con le pareti decorate in oro ed il soffitto con decine di punti luminosi cartesianamente ordinati. I set del castello comprendono anche un grande ambiente a due livelli con soffitti a travi, grandi finestre, e scalinate in legno massiccio che portano ai balconate superiori prospicienti la sala stessa. Da un’intervista di Guy Hendrix Dyas: “Le pareti della sala da pranzo si basano sui disegni di pini e falchi ispirati al Castello Nijō costruito intorno al 1603. Ma i set non volevano essere una riproduzione storica, dovevano comprendere anche altri tipi di architettura giapponese e influenze occidentali. Sono una fusione di vari stili che danno un senso generale della cultura giapponese, più di rappresentare uno stile specifico…”. Purtroppo finite le lavorazioni tutto è stato smontato e riciclato.
Il ponte da cui il furgone cade nel Canale di Carritos é il Commodore Schuyler F. Heim Bridge (1948). Una struttura in ferro, della marina militare, a sollevamento verticale per passaggio delle navi, dell’ingegnere architetto H. E. Wilson. Il ponte è stato chiamato in onore del Commodoro Heim, al comando della Naval Air Station su Terminal Island a San Pedro nel 1942, l’ingegnere fu il coordinatore della macchina bellica navale USA durante la Seconda guerra mondiale. Di los Angeles si colgono anche Spring Street, la Downtown, Saint Hope Street e il John Ferraro Building (1965) progettato dallo studio di Albert C. Martin and Associates, avveniristico per l’epoca, essendo stato costruito seguendo i dettami dell’efficienza energetica. Appaiono anche le spiagge del Leo Carrillo State Beach a Malibu. Mentre nella zona di Palos Verdes sulla costa di Abalone Cove, sono stati costruiti parte degli esterni del Castello di Saito. La vista d’insieme del castello è stata aggiunta digitalmente in post-produzione. La spiaggia stessa è il limite del “limbo”, anche in queste sequenze i grattacieli sono creati da Dias in CGI.
È a Kananaskis Village a 120 km da Calgary, Alberta in Canada che troviamo, in uno spettacolare paesaggio, la Fortress Mountain Ski Resort (1977) a quota 2500 mt — un gruppo composto da una costruzione circolare centrale circondata da quattro torri, alte 20 metri, poste su condomini di 4-5 piani aggettanti a balcone sulla valle circostante — alla quale si giunge con una funivia. L’albergo fu costruito per i XV Giochi olimpici invernali di Calgary del 1988, ora abbandonato. Una struttura in calcestruzzo armato e vetro che diventa la fortezza dell’ultima battaglia dei sognatori. Del complesso è stato utilizzato sia l’originale in quota, sia una copia ricostruita parziale in loco, un frammento con unica torre (che viene fatto saltare da un’enorme esplosione), e un modello in scala 1:20 per inserirlo in CGI nel paesaggio montano per le riprese speciali dall’alto. La complessità dell’intervento ricorda quello al Monte Rushmore (1927-1945) in Intrigo internazionale (North by Northwest, 1958) di Alfred di Hitchcock (1899 -1980). Il resort situato su una vetta, come una corona, occupa un’area di 1.470.000 mq, al centro della Spray Valley e del parco provinciale di Peter Lougheed. Purtroppo non sono riuscito a scoprire i progettisti di questa fantastica struttura sportiva sciistica: “…nessuno è perfetto…”. Ma il film di Nolan dal punto di vista dell’architettura, della scenografia e delle locations lo si può con certezza considerare perfetto.
Nella foto il Commodore Schuyler F. Heim Bridge.

