Le tentazioni del dottor Antonio (1962)
Quello che amo di più di Federico Fellini (1920-1993) è proprio la sua totale distanza da ogni ideologia religiosa, politica, filosofica. Il grande regista in tempi non sospetti, post bellici, quando lo scontro tra i due blocchi era al massimo se ne sbatteva altamente dei temi divisivi che animavano il dibattito italiano, internazionale, e gli intellettuali suoi colleghi. Consapevole che l’arte è al di sopra delle ideologie anche quando la si mette al servizio o viene strumentalizzata al fine della loro comunicazione. Chi guarda l’arte con il paraocchi delle ideologie riduce la propria possibilità di conoscenza. Perde molto.
Proprio perché liberi dai pregiudizi ideologici, si cresce, ci si affina, si migliora grazie alla poIetica; la possibilità di ognuno di giungere al bello in sé che è oltre l’opinione, il concetto, la mente. L’arte, deve essere letta da ognuno a suo modo, è un veicolo di conoscenza che permette di costruire un proprio punto di vista interiore unico e particolare, spirituale, razionale, relazionale. Punto di vista che riverbera verso la società attraverso la sola presenza; senza creare, dibattiti, tensioni, contrasti, contrapposizioni inutili al crescere civile ovvero utile alla costruzione di un mondo armonico basato sulle qualità dei singoli. Stando in silenzio si possono fare tante cose per se e per gli altri.
A questo tema ho già dedicato alcuni articoli della rubrica. Ci torno sopra perché sta alla base di come guardo l’opera filmica, l’architettura, l’arte in genere. Ma non è mia intenzione creare un dibattito in merito. È solo un consiglio che butto lì per il piacere anarchico del gesto.
Il cinema di Fellini, quindi, è il gusto di raccontare storie, fiabe, senza alcun fine morale, politico, religioso, culturale. Libera arte in libero amore per lo spettacolo, per far divertire tanti. Un racconto — diretto ad un pubblico trasversale — per tutti, dettato dalla fantasia del regista, quasi sempre, a prima vista, di natura sentimentale emotiva ma, approfondendo, frutto dell’immaginario che fluisce spontaneo dal segreto dal suo cuore.
Le tentazioni del dottor Antonio (1962) episodio di Federico Fellini in ”Boccaccio ’70”, si svolge all’EUR. L’EUR è la zona di Roma prediletta dal grande maestro riminese, un capolavoro architettonico, proprio per la sua qualità di contenitore scenografico adattabile a tutte le possibili rappresentazioni. Una architettura — quando le necessità del racconto la richiede — scenograficamente riproducibile nello studio 5 di Cinecittà, sempre utilizzato dal regista per ricreare luoghi immaginari “fedeli” ma “reinventati”, di città reali da lui amate, Roma e Rimini, per renderli più onirici e coerenti con la sua narrazione. “A Cinecittà io non ci abito, ci vivo”. Questa frase Fellini la ripeteva spesso, lui aveva proprio un approccio da architetto, era sempre sul cantiere, usava il disegno non solo come Storyboard, ma anche come momento di riflessione chiarificatrice sul set. A proposito dell’importanza del disegno nella sua arte: le sue vignette, caricature, strip, vengono pubblicate già nel 1938 sulla Domenica del Corriere, sul Il 420, e dal 1939 in poi su il MarcoAurelio. Quindi “la città che Fellini ha più nel cuore è Cinecittà“. Il luogo che gli permette di costruire un mondo cittadino a sua dimensione poetica.
All’EUR oltre al Palazzo dei congressi di Alberto Libera c’è un’altro capolavoro Razionalista monumentale che sicuramente si può inserire tra le 10 opere più importanti del ‘900: il Palazzo della Civiltà italiana (1940) di Ernesto la Padula (1902-1968), Mario Romano e Giovanni Guerrini (1887-1972). Uno degli edifici più ideologizzati nella storia dell’arte italiana. Dichiarato dal MIBAC di interesse storico culturale nel 2004, vincolato a usi espositivi e museali. L’edificio è a pianta quadrata e appare come un parallelepipedo a quattro facce uguali, poggiato su un basamento con una scalinata ai cui lati vi sono i Dioscuri dello scultore Publio Morbucci (1889-1963). La struttura è in cemento armato e rivestito in travertino; presenta 54 archi per facciata (9 in orizzontale e 6 in verticale). Al piano terra tra gli archi sono poste 28 statue in marmo di carrara raffiguranti le arti e le attività umane, realizzati da 26 differenti artisti, ne ricordo alcuni: Longo, Rivalta, Montececconi, Biancini, Giordani, Biggi, Assanti, Vucotich, Bertolino, Abate, Nicolini. Sulla sommità della facciata l’iscrizione “Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori”. Il soprannominato ”Colosseo Quadrato” oltre ai film di Fellini già citati, è set in molte altre pellicole, ne cito alcune: Roma città aperta di Roberto Rossellini, l’Eclisse di Michelangelo Antonioni, Il ventre dell’architetto di Peter Greenaway, la Notte prima degli esami di Fausto Brizzi. Oggi è l’Headquartet della Casa di moda Fendi. Unica zona aperta al pubblico è il piano terra dove si comprende che gli interni, secondo la visione razionalista, rispecchiano fedelmente le facciate esterne.
Che storie raccontano i film di Fellini? Boccaccio ’70 un film del 1962 in quattro atti: Renzo e Lucia di Mario Monicelli, Le tentazioni del dottor Antonio di Federico Fellini, Il Lavoro Luchino Visconti e La riffa di Vittorio de Sica,
Una breve sinopsi dell’episodio di Fellini. È una cupido bambina che introduce il racconto presentando il dottor Antonio Mazzuolo (una eccezionale interpretazione di Pepino de Filippo), un moralista sessofobico che disturba le coppiette che si appartano nei viali romani, interrompe gli spettacoli di ballerine discinte a teatro, straccia riviste che ritiene oscene e soprattutto, in un episodio che rievoca un fatto analogo — di cui fu interprete in realtà il giovane Oscar Luigi Scalfaro — prende a schiaffi una donna, vestita in décolleté, in un locale pubblico. Poi mentre presiede la cerimonia di premiazione di alcuni boy scout viene distratto da un gigantesco cartellone pubblicitario, che ritrae Anita Ekberg (che fa se stessa), sdraiata su un divano, vestita come nella Dolce vita (1960) che reclamizza “Bevete più latte” lasciando intravvedere il seno. Inizia la battaglia di Mazzullo per rimuovere il cartello da lui ritenuto osceno, riuscendoci. Ma questo provocherà una serie di reazioni psicologiche che lo porteranno ad allucinazioni con visioni nelle quali sarà perseguitato dall’immagine gigantesca di Anitona, una bellissima strega che, ad un certo punto, abbandona il manifesto e passeggia nella notte romana, nel quartiere dell’EUR. Ma in quale EUR? Proprio quello onirico dell’architetto Fellini, ricostruito, a modo suo, in scala ridotta a Cinecittà.
Foto di Michele Bitetto su Unsplash

