Malcolm & Marie (2021)

Malcolm & Marie (2021) un film in bianco e nero, un instant movie scritto, prodotto e diretto da Sam Levinson è il primo film post covid uscito per Netflix. Girato segretamente, in pellicola 35 mm, durante la pandemia con una troupe ridottissima e una struttura tecnica quasi amatoriale. È la storia di una crisi di copia che degenera nel dramma. Interpretata da Marie (Zendaya) e Malcolm (John David Washington figlio di Danzel Washington — trai miei attori preferiti). La vicenda si svolge nella Caterpillar House (2010) dell’architetto Jonathan Feldman (Feldman Architects), sulle colline della Riserva di Santa Lucia a Carmel-by-the-Sea in California. Uno sfondo perfetto — al conflitto ideologico di Malcom e Marie — reso dal bianco e nero molto coinvolgente anche per merito del bravissimo fotografo Marcell Rév. Un “cineocchio sulla copia  che — un po’ alla Dziga Vertov (1896-1954) e un po’ alla Jean Lui Godard — sembra assommare i disagi emotivi, professionali, sessuali, razziali e identitari diffusi nella società americana di oggi.

Ecco la sinopsi presa parzialmente da MY Movies.it: “Malcolm e Marie sono una giovane coppia di Los Angeles. Lui è un regista emergente, lei un’ex tossicodipendente che ha abbandonato il sogno di diventare attrice. Sono reduci dalla trionfale presentazione del nuovo film di lui, ma nonostante l’esito della serata Marie è profondamente offesa. Malcolm si è infatti dimenticato di ringraziarla pubblicamente soprattutto si rifiuta di ammettere che la protagonista del film a cui si è ispirato a lei. I due si confronteranno in modo spietato nel corso di una lunga notte…”. Un film alla Shining, Panic Room, Carnage, Sunset limited, La guerra dei Roses o alla Perfetti sconosciuti? Mi sa proprio di sì. Nulla di nuovo dal punto di vista del soggetto, un vero  proprio massacro.

La sceneggiatura si svolge in tutti 260 mq della Caterpillar House, con i suoi arredi, posta al centro di un terreno di 13 ettari, con una ricchissima vegetazione. La sua diegeticità è tale da ricordarci che l’architettura è centrale nella vita di tutti i noi ed è parte in causa dei nostri comportamenti. L’organica Caterpillar House, la cui pianta segue la morfologia del terreno non lineare, è una rivisitazione contemporanea della California Ranch Style (1932) di Cliff May (1903-1989). Ecco una breve descrizione: tetto spiovente a pannelli solari, poggiante su IPE, controsoffittato in legno sequoia, volumetrie basse e orizzontali, open space con una forte connessione tra spazi interni ed esterni e zone living informali che si concentrano attorno all’area cucina, pavimenti in calcestruzzo levigato. Grandi vetrate, ventilazione naturale a ventole e la protezione dalla luce del sole diretto, fungono anche da sistema di riscaldamento e raffreddamento passivo. Inoltre per aumentare la relazione tra casa e territorio, i muri (fratazzati) sono realizzati in mattoni costruiti in loco — terra impastata con acqua, seccata al sole, cosa che mi sembra appartenere più all’origine della costruzione che all’innovazione del 21° sec — tutto circondato da un patio esterno. La casa ostenta il bollino LEED Platinum. La villa ecologica più pubblicata al mondo. 

Con la Caterpillar House la committente ambiva a ricreare l’atmosfera da ranch della sua abitazione precedente proprio progettata dall’architetto Cliff May. Però con innovazioni e soluzioni sostenibili avanzate. 

Cliff May ha iniziato da giovanissimo come autodidatta progettando e costruendo mobili in stile Monterey. Un architetto dimenticato — maestro organico minimalista dell’architettura statunitense — che, tra l’altro, non si è mai iscritto ad alcun ordine professionale. Nel 1932 crea la sua prima casa prototipo che vende per 9.500 dollari. Il suo lavoro attira subito l’attenzione: la casa viene pubblicata in Architectural Digest nel 1934. A San Diego ne costruisce altre 50 simili. Trasferitosi ha a Los Angeles nel 1935 arriva il successo che lo portono ad edificare oltre 1.000 case; realizzandole anche Europa — in Svizzera e in Irlanda — e in Australia.

Nel 1950 crea la Mandalay Experimental House a un piano, in pianta un semplice rettangolo, con tetto a doppio spiovente e un lucernario apribile al colmo di 288 metri quadrati. Con stanze create da pareti mobili (vedi le Case Hanok coreane). May durante gli anni ’50, insieme al collega Chris Choate (1903-1989) progetta case unifamiliari prefabbricate per le vacanze (le case dei sogni), semplici, poco costose per tutti. Oltre alle abitazioni mono-famigliari May ha progettato molti edifici commerciali. May ha detto della sua architettura: “La casa ranch è tutto ciò che dovrebbe essere una casa in California: con la ventilazione incrociata, il pavimento a livello del terreno, il suo cortile e il portico esterno, per vivere di sole, una vita all’aperto informale”. 

May è morto nel 1989, all’età di ottant’anni, nella sua tenuta “Mandalay” a Sullivan Canyon, ai piedi delle montagne di Santa Monica, nel quartiere di Brentwood a Los Angeles. 

La California Ranch House si trova al 1831 Old Ranch Road nel quartiere Riviera Ranch di Los Angeles. È stata riconosciuta come punto di riferimento culturale storico della città di Los Angeles nel 2002. Nel 2007, lo studio di architettura e design Marmol Radziner l’ha restaurata filologicamente, ripristinando l’open space, riportandola all’origine. 

Ancora un piccolo approfondimento sul Monterey Colonial Style dal quale la case di Feldman, May, Choate derivano. È uno stile architettonico sviluppato nel nord California quando era sotto il dominio messicano. Un modo vernacolare di costruire tipico degli immigrati provenienti dagli stati del New England. 

La casa è realizzata su due piani con portici continui e un tetto a doppio spiovente. Il piano superiore in legno è poggiato su muri portanti di mattoni. Il primo esempio di questo tipo di residenza, di cui rimangono solo delle foto d’epoca, è stato realizzato nel 1834 dall’architetto Alpheus Thompson (1795-1869) a Santa Barbara, purtroppo demolita nel 1913. Il secondo esempio (ad oggi il più antico sopravvissuto) è la Larkin House a Monterey, costruita nel 1835 per Thomas O. Larkin (1802-1858). Mentre il terzo esempio in ordine di tempo è il Rancho Petaluma Adobe (1857), costruito per l’imprenditore Mariano Vallejo a Petaluma.