PARTE SECONDA

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E però, nel secondo dopoguerra del XX secolo Cortemaggiore, inaspettatamente, torna a destare interesse con una popolarità mai vista.

Nel 1949, infatti, l’Agip (Azienda Generale Italiana Petroli) presieduta da Enrico Mattei, grazie alla determinazione dei suoi amministratori e alla capacità dei suoi tecnici, dà vita al “miracolo”: Cortemaggiore diventa, dall’oggi al domani, una delle cittadelle italiane più importanti per l’estrazione del petrolio e del metano.

L’AGIP, azienda di Stato fondata nel 1926, aveva continuato a operare già durante la guerra, pur con le difficoltà di un paese distrutto, mettendo a frutto il vantaggio di essere stata il “primo operatore” nell’esplorazione profonda della Pianura padana, alla ricerca di idrocarburi. Tuttavia, accertate inizialmente le potenzialità di Caviaga presso Lodi, ottiene i permessi di ricerca di Ripalta e Cortemaggiore (entrambi risalenti al programma di ricerca prebellico), individuate come località nuove promettenti. 

La scoperta del giacimento di gas e olio combustibile di Cortemaggiore serve a confermare, con le sue dimensioni, che la pianura padana era un bacino interessante per la presenza di idrocarburi. La perforazione del primo pozzo inizia nel maggio 1948. I primi indizi di mineralizzazione (olio e gas) prendono consistenza appena superati i 1.500 metri di profondità. Il prezioso liquido esce – si scrisse allora – con un “violento assordante getto”.

La presenza di strati d’olio mineralizzato viene registrata già nell’ottobre del 1948 ma la notizia viene comunicata alla stampa nel 1949, in occasione di alcune prove di produzione realizzate nel giugno, per darle maggiore enfasi.

Mentre il primo pozzo viene approfondito per scoprire ulteriori riserve, si dà il via alla perforazione del pozzo numero 2, dal quale, il 15 gennaio 1949, viene la conferma della scoperta di un importante giacimento. L’evoluzione positiva delle prospezioni a Cortemaggiore risulta decisiva per le strategie di Mattei e della politica italiana nel settore degli idrocarburi.

Ma i risultati delle ricerche sollevano però ben presto due problemi, che per ragioni diverse assumono grande risalto nella esperienza di Mattei. 

In primo luogo, come conciliare le attese del Paese con quanto scaturisce a Cortemaggiore?

Perché i pozzi dell’Agip non danno petrolio, semmai metano. Il petrolio, purtroppo, è poco anche se di buona qualità. 

E a Mattei viene affibbiato il soprannome di “petroliere senza petrolio”. Tanto che, In un intervento alla Camera, il filoamericano ministro dell’industria, Ivan Matteo Lombardo, spiega che nella migliore delle ipotesi il petrolio scoperto nel piacentino assicurerà al massimo il 2% del fabbisogno nazionale per il successivo triennio. 

E che fare, poi, del metano?

Le prime risposte Mattei le trova fra le vecchie carte dell’AGIP e nei viaggi che compie in America per fare esperienza.

Già nell’autunno del ’45 i geologi dell’Agip avevano segnalato alla precedente dirigenza, per iscritto, che i gas naturali erano sempre maggiormente richiesti per uso industriale e domestico anche nei paesi produttori di petrolio. Messo sull’avviso da quel rapporto, Mattei scopre che il mercato americano fa largo uso del gas naturale, allestendo apposite strutture per soddisfare la richiesta. E così si appresta a fare anche in Italia.

Questo il suo disinvolto modo di agire: “… dopo le ricognizioni del terreno e le analisi delle mappe catastali, entravano in azione i tecnici delle pattuglie volanti, alla maniera delle puntate partigiane. Il lavoro di scavo dei metanodotti veniva fatto in buona parte di notte, così che al mattino si era già tanto avanti da rendere inutili proteste e divieti … scavata la fossa, posati i tubi, colmata di terra la fossa, le tracce non danno molto nell’occhio, e si conclude che i proprietari non sono danneggiati …”. (A. Miserocchi) 

Intanto deve rispondere nel duro confronto che avrebbe contrapposto per circa tre anni (con intensità decrescente dopo il 1951) I’AGIP agli operatori privati del settore, a Confindustria e a alcuni dei maggiori gruppi industriali italiani. Di fatto, la campagna stampa della parte privata prendeva posizione contro l’intervento dello Stato sull’economia richiamandosi a un’immagine mitica dell’industria petrolifera americana, vista come un esempio di libera concorrenza applicata a beni strategici.

C’erano poi le ricerche avviate nella Val padana, che i petrolieri americani mostravano di conoscere e apprezzare più di quanto volesse fare inizialmente il governo, nonché la estesa rete distributiva italiana, a stuzzicare appetiti privati, soprattutto americani e inglesi. Questa rete, ricca di oltre 6.000 pompe di benzina e dotata di grande potenzialità già nei primi anni ‘50, consentiva infatti di prevedere che il futuro sarebbe stato dominato dal petrolio.

Nel mondo del petrolio, sovrastato da questi colossi, l’AGIP non contava ancora nulla. Tuttavia mostrava prospettive di rilancio, e su di essa si appuntavano le mire predatorie delle “sette sorelle”, anche perché, pur nella stasi e nello svuotamento delle sue funzioni, conseguenti alle vicende belliche, era titolare, almeno in teoria, di rilevanti giacimenti di petrolio in Romania.

Mattei reagisce: le prove di produzione del giugno 1949 vengono utilizzate per montare una opposta campagna stampa di grandi proporzioni. Ma comunque Cortemaggiore non è un “bluff”.  Risulta effettivamente il più importante giacimento di gas scoperto dopo Caviaga e la sua produzione di idrocarburi liquidi non ha paragone con i limitati quantitativi di greggio fino ad allora estratti in Italia (pur rimanendo molto lontana dai livelli dei paesi ‘‘petroliferi”).

Il 13 giugno del 1949 vede Cortemaggiore comparire di sorpresa, con un gran titolo, sulla prima pagina del Corriere d’Informazione, “Scoperti in Val Padana vasti giacimenti di petrolio”. A poche decine di chilometri da Milano, sotto gli occhi del potente ministro Vanoni, in visita ufficiale, sprizza l’oro nero, come per miracolo. 

La crescita dell’Agip di Mattei a questo punto non incontra più veri ostacoli e viene perciò basata sullo sfruttamento intensivo dei grandi giacimenti di metano per usi industriali. Le linee di sviluppo sono quelle intraviste prima della guerra, durante il fascismo, ma è il successo dell’esplorazione della pianura padana a dare all’azienda una dimensione operativa sufficiente a accelerare e rendere definitiva la sua affermazione.

Mattei concepisce una straordinaria operazione promozionale, in cui si distingue il nome assegnato alla benzina distribuita dall’Agip, la Supercortemaggiore, reclamizzata come “la potente benzina italiana”, anche se solo una piccola quantità proveniva dai giacimenti italiani, mentre la grande maggioranza (più del 90%) era fornita da compagnie straniere. In effetti lo slogan è rimasto impresso nella memoria di quanti, dagli anni Cinquanta, hanno assistito e beneficiato della inarrestabile motorizzazione di massa del Paese e di quella prodigiosa crescita economica che prese il nome di “miracolo italiano”, spesso senza sapere che deriva dalla minuscola “città ideale” voluta nel Quattrocento dai marchesi Pallavicino.

E di lì a poco, nel 1952, sarebbe stata ideata anche l’immagine identificativa del “cane a sei zampe”, un logo che ancora oggi ci assiste durante i nostri viaggi.

Scrivevano all’epoca i giornali: “Cortemaggiore. Un grosso borgo, dai muri scrostati, che è salito alla notorietà nazionale ed anche internazionale”. “Non si immagini assolutamente che in queste località ci sia il classico paesaggio petrolifero, con la “foresta” delle torri di perforazione. Le foreste – ci hanno spiegato – sorgono quando le torri sono di legno e non val la pena di buttarle giù una volta che la trivellazione è fatta. Ma adesso ci sono costosissime torri di ferro, che si smontano e si ricostruiscono più in là, via via che si estendono le ricerche in profondità. Così il paesaggio è il consueto paesaggio padano con campi lisci e gli alberi tutti in fila; ogni tanto una torre isolata …”. “Il minerale viene estratto nel solito modo … si separa il gas dal liquido. Il metano se ne va nei suoi tubi, il petrolio zampilla in due ampie vasche. Cortemaggiore sfata una leggenda: l’oro nero non è affatto nero, è di un bel giallo caldo. Un petrolio ottimo, dicono i tecnici, contiene il 40 per cento di benzina. E sono convinti che ce ne sia molto …”. 

Nel 1952 erano stati perforati 64 pozzi: la fase esplorativa era ultimata. Nel 1960 il numero salì a 88: servirono in parte per una più precisa delimitazione del giacimento e in parte per la coltivazione dello stesso. Tra il 1970 e l’inizio del 1971 furono perforati altri 9 pozzi.

L’attività di quegli anni a Cortemaggiore fu frenetica. La popolazione passò dai 4.978 abitanti del 1936 ai 5.524 del 1951 e ai 6.070 dal 1961. Le strade intorno ai suoi cantieri erano continuamente percorse da autobotti e camion che notte e giorno arrivavano vuoti e ripartivano pieni. Cortemaggiore funzionava e la sua produzione di carburante raggiunse circa un decimo dell’intero consumo nazionale.

Poi per l’attività estrattiva venne il declino. Esaurite le proprie riserve naturali la “cittadella petrolifera” divenne la cassaforte sotterranea di gran parte del metano quotidianamente utilizzato in Italia, custodendo il gas giunto da altri paesi e pompato negli strati porosi delle cavità sotterranee, gli stessi dove prima c’era il metano piacentino. Il suo sottosuolo, svuotato, è diventato, attraverso una potente centrale di compressione, un enorme serbatoio dove si opera uno stoccaggio temporaneo del metano.

Anche il petrolio, naturalmente, è finito. La raffineria non c’è più ed al suo posto è subentrato un insediamento della logistica. Il fabbricato dell’ex Agip invece c’è ancora ed è sede di “Eni University”. Intorno, sono state “urbanizzate” alcune aree per favorire nuovi insediamenti industriali, artigianali e commerciali. 

Né l’AGIP né, successivamente, l’ENI hanno però voluto realizzare qui un villaggio aziendale, come invece avvenne in altre località.

L’impostazione interna dell’azienda prevedeva che i suoi insediamenti avessero un’ubicazione isolata e una struttura “autoreferenziale”, riservata esclusivamente ai suoi dipendenti: nessun rapporto con la città o il Comune più vicino. Inoltre, questi dovevano godere di autonomia finanziaria, senza appoggio ad altre istituzioni, sia statali che private. Nulla di tutto ciò a Cortemaggiore, che però si discostò eccezionalmente da queste disposizioni aziendali, perché Mattei vi fece realizzare alcuni complessi residenziali costruiti in collaborazione con l’Ina-Casa.

Le principali testimonianze aziendali nel tessuto insediativo di Cortemaggiore sono rappresentate dai due palazzi residenziali di Cortemaggiore che affiancano l’edificio della scuola professionale – opera di Mario Bacciocchi, progettista di fiducia di Mattei – e dallo stesso Centro-studi per la formazione professionale che, in assenza di documentazione, si suppone sia opera dello stesso architetto.

Questa scuola è anzi il punto di riferimento centrale nella composizione urbanistica del piccolo insediamento dell’ENI, collocata com’è di fronte a un gruppo di alloggi popolari e affiancato dalle due palazzine di Bacciocchi.

Oggi Cortemaggiore viene definito “un bel paesone” (forse, per la sua storia, è meglio dire “una piccola città) ordinato e pulito. Le case del nucleo storico non sono più ammalorate come erano apparse nel 1950 ai giornalisti. Anzi, sono tutte, o quasi, rimesse a nuovo e ridipinte. E il nucleo storico è ancora ben visibile, per la maggior parte, ai lati della “strada maestra”, ora via Cavour, che attraversa tutto il Paese.

Poi, come in tantissime altre località italiane, anche a Cortemaggiore sono sorte, nel bene e nel male, nuove zone residenziali. Basta uscire dal centro storico per poterle osservare. 

E il gas metano? Continua a soffiare! Ma Cortemaggiore è tornata nell’oblio e bisognerebbe invece riscoprirla. 

Letture

  • ⁃D. Pozzi, “Mattei e la vecchia Agip: ipotesi di continuità e rilancio strategico (1945-1948)”, Imprese e storia n. 27, 2003
  • ⁃D. Pozzi, “Le capacità tecnico-manageriali nell’Agip di Enrico Mattei: un processo di accumulazione di lungo periodo”, Carlo Cattaneo University LIUC, 2005
  • ⁃D. Deschermeier, “Avventure urbanistiche e architettoniche dell’Eni di Enrico Mattei (1953-1962)”, Università di Bologna (Tesi di Dottorato), 2006-2007
  • ⁃A. Miserocchi. “Cortemaggiore e Mattei, una storia italiana”, Documento n. 1, Associazione pionieri e veterani ENI Sezione di Ravenna, 2013
  • ⁃M. Perazzoli, “Ben ordinate fabriche. Le fonti per la storia monumentale e urbana di Cortemaggiore tra età borbonica e restaurazione”, Politecnico di Torino (tesi di Dottorato), 2015-2016
  • ⁃R. Passerini, “70 anni fa decollò Cortemaggiore”, Italiaoggi n. 251, 24 ottobre 2019
  • ⁃S. Fatuzzo, “La famiglia Pallavicino a Cortemaggiore. Storia, architettura, documenti”, Padova University Press, 2019
  • ⁃S. Fatuzzo, “Ex impositione domini Ioannis Ludovici». Fatti e memorie di una fondazione signorile” In M. Ghizzoni, M. Savorra, D. Strangio, E. Svalduz (a cura di) “Storia locale, Storia globale: dimensione, scale e interazioni”, AISU International Publisher, 2020