La scoperta del Memoriale Brion di Carlo Scarpa attraverso le scene del film DUNE 2.

Una storia fantastica ambientata nell’anno 10191 dopo Cristo. Regni intergalattici, imperatori, baroni, popoli ribelli, visioni lisergiche e vermi giganti che sbucano dalla sabbia del deserto.

In questo contesto provate ad immaginare un’architettura del 10191 in cui ambientare la dimora dell’Imperatore galattico e della sua corte sul pianeta Kaitan e, dopo mille ricerche, immaginate di trovare il luogo ideale in un edificio realizzato tra il 1970 ed il 1978 da un genio visionario.

Stiamo parlando di una saga fantascientifica scritta dallo statunitense Frank Hebert nel 1965,  di un regista canadese, Denis Villeneuve, di uno scenografo vincitore di un premio Oscar, Patrice Vermette,  di un imprenditore veneto di successo degli anni ’60, Giuseppe Brion, di un piccolo paese in provincia di Treviso, Altivole, e, soprattutto, di uno dei più significativi protagonisti dell’Architettura Italiana del ‘900, Carlo Scarpa.

A tener insieme questo mosaico di personaggi, di libri e di luoghi è il nuovo capitolo del film Dune 2, da qualche settimana in proiezione nelle sale cinematografiche italiane.

Guardando il film si scopre, infatti, che la casa dell’imperatore Shaddam VI e della figlia Irulan è in realtà la tomba Brion a San Vito di Altivole, commissionata a Carlo Scarpa nel 1969 a seguito della morte improvvisa di Giuseppe Brion, fondatore e proprietario della Brionvega, e terminata nel 1978, anno della morte dello stesso Carlo Scarpa.

Questo è l’unico lavoro –  affermava l’architetto veneziano –  che vado  a vedere volentieri  perché mi sembra di aver conquistato il senso della campagna, come volevano i Brion. Tutti ci vanno con molto affetto; i bambini giocano, i cani corrono: bisognerebbe fare tutti i cimiteri così”.

E’ sempre molto difficile parlare delle opere di Carlo Scarpa perché, come ha scritto l’architetto Costantino Dardi, “la figura di Carlo Scarpa da scacco alla parola”.

Nel memoriale Brion ci troviamo immersi in un giardino della trascendenza, in cui dialogano acqua, terra, luce, aria, calcestruzzo a vista, mosaici di Murano, legno, superfici dorate, pietra.  Trascendenza nel suo significato filosofico, e cioè intesa come la proprietà “di qualcosa che si trova al di là, va oltre un determinato ambito” (dal dizionario Treccani).

La sensazione è proprio quella di essere in un al di là: al di là della campagna circostante, da cui ci separa un muro in calcestruzzo alto 162 cm ed inclinato di 60° capace di definire la visuale tra monumento e cielo; al di là del naturale, esaltato nelle interazioni con un ricercatissimo artificio;  al di là dell’immanente ed in precario equilibrio sull’eternità. Al di là della vita.

Le scene girate dal regista Villeneuve nella tomba Brion hanno la forza di trascinare in un istante lo spettatore dalle tumultuose sequenze della battaglia per il predominio del pianeta di Arrakis ad un oasi di silenzio, di tranquillità, di sospensione. Dai cupi ambienti della città sotterranea dove i Fremen organizzano la loro lotta per la libertà contro i perfidi Harkonnen, all’armonia dello spazio e delle forme  del complesso funerario. Dalla luce accecante del deserto di Arrakis (in realtà il deserto di Rub al-Khali in Arabia Saudita) alla luce estraniante e “disegnata” del giardino di Scarpa: che non ti colpisce ma ti sfiora.

Sono poco più di 5 minuti in un film che dura 2  ore e 46 minuti, ma l’intensità dell’architettura di Scarpa riesce ad avere un impatto tale da restare impressa nella memoria.

Le prime immagini della tomba Brion che compaiono nel film sono una carrellata lungo il muro dei propilei, con i due grandi cerchi intrecciati, impreziositi dalle cornici mosaicate rosa e blu. Simbolo dell’amore coniugale dei Brion.

 “Perché questo è un complesso monumentale che intende celebrare la felice unione tra Onorina e Giusepper Brion”,  racconta l’architetto Guido Pietropoli, assistente e collaboratore di Scarpa, curatore di una importantissima opera di restauro della tomba e autore di un piccolo e poetico saggio “Carlo Scarpa 1968-78 – Quasi un racconto”.

In questo scritto Pietropoli ci parla di un telefonata tra Scarpa e la vedova Brion: “Scusi, vorrei sapere, lei ha intenzione di risposarsi?” “No, certo no, Professore!” è la risposta immediata “Meno male perché mi era venuta un’idea… e se lei si risposava non sarei riuscito a disegnare la vostra tomba”.

Le altre sequenze del film mostrano principalmente la cappella per le cerimonie funebri: uno spazio che richiama architetture giapponesi ma che – con ha scritto Bruno Zevi nella sua Storia e controstoria dell’architettura italiana –  “ne lacera gli ingredienti, quasi per denunciarne l’incompiutezza”.

La cappella in Dune-parte 2 è il luogo della sacralità del potere. Ma in questo spazio scopriamo una sacralità poetica, che invita alla meditazione ed alla riflessione sulla vita e sulla morte. Una sacralità che nasce da equilibri instabili e da rapporti dissonanti tra forme e materiali: il cemento, l’oro, il legno, il vetro, il porfido.

Peccato che Villeneuve non abbia dedicato una inquadratura all’acquasantiera, trasposizione giocosa di una tabacchiera da tasca acquistata da Scarpa a Londra.

Un’ultima considerazione: normalmente quotidiani, riviste di moda e di costume, siti internet generalisti e di gossip si occupano molto poco di architettura. Ancor meno trattano temi legati all’architettura moderna italiana del secondo dopoguerra.

Ma provate a digitare su Google “Dune-2 Carlo Scarpa”: la notizia che una delle location del film è la tomba Brion ha acceso l’attenzione dei media oltre ogni aspettativa. E così ti ritrovi a leggere dissertazioni sulla bellezza dell’opera di Scarpa e omaggi all’architettura italiana del ‘900 su testate che normalmente ignorano il tema.

Ben vengano dunque altri produttori e registi disposti a girare film in opere architettoniche del moderno se questo può aiutare a far conoscere ad un pubblico vasto l’importanza nella vita di ciascuno della architettura di qualità.

Dunque l’invito che rivolgo è, almeno per gli amanti del genere,  di andare al cinema a vedere Dune: Part Two ma ancor più, per chi non l’avesse ancora fatto, a scoprire la meraviglia dell’architettura della tomba Brion (dal 2022 divenuto patrimonio del FAI).  Tutti ci vanno con molto affetto; i bambini giocano, i cani corrono.

A partire dai propilei di ingresso avrete sicuramente questa sensazione: come recita il finale del primo episodio del film Dune, “questo è solo l’inizio di un viaggio straordinario”.