Grazie a Piero, termini quali avventura, narrazione, modernità, racconto, dialogo e contesto sono divenuti termini propri dell’abitare, del costruire: assi portanti del progetto di architettura. Piero, anche sottotraccia, con la sua colta ironia (pubblica e privata) è riuscito a tradurre (trasferire, traducere, portare oltre) il discorso filosofico e renderlo fondazione del discorso architettonico, mai autoreferenziale (per quanto talvolta egotico), sempre rivolto all’altro, a portare dentro al progetto ciò che dal pensiero architettonico dominante o maggioritario veniva e viene spesso eluso, escluso.
Il contesto, la storia, l’umanità che ci gira intorno, le proprie vicende personali sono così divenute materiali e vincoli di progetto.

Piero Derossi era una voce fuori dal coro, portava il margine al centro, senza citarsi addosso e rappresentando una forte voce alternativa nel mondo della formazione in architettura e dell’architettura stessa. La sua magia risiedeva anche nell’affabulazione colta, ammaliatrice, capace di sedurre una intera generazione, di cui è stato indiscusso maestro, e che ora lo piange.
Aveva un grande dono: pareva non prendersi mai sul serio e, sornione, tra aneddoti divertenti e storie che oscillavano tra il serio e il faceto, ti insegnava a ragionare secondo prospettive di alterità, laterali.
Non c’era nulla di ecumenico nel suo discorso.
Le sue parole aprivano varchi verso altri mondi, spalancavano porte su percorsi inesplorati, incuriosivano, inducevano i suoi studenti, uditori o amici a varcare le soglie del pensiero filosofico, sempre aperto a verità plurime, plurali.

Ha costruito, insegnato scritto e progettato molto.

Ma ha fatto di più: ha aperto teste, suggerendo esplorazioni altre, nuove avventure progettuali e, in definitiva, una profonda ricostruzione del sé, delle identità, da definire e ricostruire grazie a cambi di prospettiva e punti di vista.
Era un uomo complesso, sofisticato, divertente, simpatico, laico e senza preconcetti.
Era anche una primadonna, espressione di capricci, vizi e virtù.
Io, come molti, gli sono debitrice e piango la sua morte, unendomi al grande lutto di Graziella, instancabile pilastro della sua vita, di Paolo, Davide, Dedalo e di tutti quanti.

Nella foto la discoteca ALTRO MONDO di Rimini.