IL CONFORMISTA (1970)

L’impianto urbanistico dell’EUR a Roma è stato “protagonista” con i suoi particolarissimi edifici in importanti film di grandi registi: L’Eclisse (1962) di Michelangelo Antonioni, Il conformista (1970) di Bernardo Bertolucci, (1983) e nell’episodio in Boccaccio ’70 (1982) di Federico Fellini, in Tenebrae (1982) diretto da Dario Argento, in Hudson Hawk, il mago del furto (1991) di Michael S. Lehmann e in Spectre (2006) di Sam Mendes della saga di James Bond. 

Il completamento post bellico dell’E42 fu realizzato, negli anni ’50, senza enfatizzarne l’importanza seguendo i gusti stilistici peculiari del ventennio. Erano tempi in cui dell’architettura del regime non si poteva parlare e, ancora oggi, ci sono persone che danno di queste opere un giudizio negativo. Ma non ha alcun senso… nascondono la loro ignoranza in materia di architettura giustificandosi dietro pregiudizi ideologici. Non se ne può più.

Il conformista, sesto lungometraggio di Bernardo Bertolucci (1941-2018) — tra i film che amo di più del regista parmense — tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, si svolge a Roma nell’Italia fascista e racconta la storia di Marcello (Jean Luis Trintignant) e di sua moglie Giulia (Stefania Sandrelli). Il film si divide in tre parti temporali che si alternano: la problematica infanzia di Marcello, il matrimonio con Giulia e il suo impegno nell’OVRA come agente segreto con una parentesi parigina — il viaggio di nozze/missione, dove incontrano i fuoriusciti Anna Quadri (Dominique Sanda) e suo marito — l’epilogo che coincide con la fine del fascismo. Il tema del film è particolare, parla di un psicopatico, un intellettuale docente universitario che, da ragazzo, a causa del tentativo di stupro da parte dell’autista (della sua ricca famiglia) riesce a ribellarsi e a ucciderlo, sparandogli, senza essere scoperto. Questo fatto induce in lui un “senso di colpa” che lo costringe, a nascondersi moralmente, a conformarsi alle situazioni, ai luoghi comuni, in modo, a suo avviso, da non essere notato. Quindi fascista, agente segreto, traditore, professore, marito, amante, vigliacco, delatore, democratico… non per ragioni di interessi (carriera, amore, denaro, politica, sesso) ma per puro semplice “mimetizzante” conformismo. Un racconto così serio che fa quasi ridere…

Le location sono tutte molto importanti, indispensabili. Nel film di Bertolucci l’EUR, va da se, fa da sfondo alla parte legata alla dittatura fascista, al ventennio che con l’E42, l’Esposizione Universale di Roma, avrebbe dovuto lanciare l’immagine nel mondo di un’Italia all’avanguardia in tutti campi, della scienza, dell’economia, delle arti. 

Alla sua creazione collaborarono numerosi architetti: Giovanni Guerrini, Giuseppe Pagano, Luigi Piccinato, Luigi Vietti, Adalberto Libera, Gaetano Minucci, Ernesto La Padula, Mario Romano, Luigi Moretti, con il coordinamento tecnico di Marcello Piacentini, deus ex machina dell’architettura di regime. Il pool creò un impianto urbanistico classico per assi, tipico della romanità, abbinato ad edifici in marmo bianco e travertino di stile Razionalista: il Palazzo della Civiltà Romana (1939-1953) detto “il Colosseo quadrato” di G. Guerrini, di E. La Padula e M. Romano, il Palazzo dei ricevimenti e dei Congressi (1938-1953) di A. Libera, i Palazzi dell’INA e dell’INPS (1938-1952) di Giovanni Muzio, il Ristorante (1939-1954) di Ettore Rossi, il Palazzo degli uffici di G. Minucci, la Basilica dei Santi Pietro e Paolo (1966) di A. Foschini, V. Grassi e T. Rossi, e altre realtà contestuali come l’Obelisco di Marconi, il Parco centrale con il lago, e infrastrutturali quali la Metropolitana e la Via Imperiale. Non fu costruita solo la Porta al Mare (1938) di Libera e Di Berardino un arco di calcestruzzo armato alto circa 200 metri che, prima a causa della guerra, poi considerato troppo emblematico di un’epoca che tutti volevano dimenticare. 

Il luogo dell’EUR in cui si svolge il film è il Palazzo dei Congressi dall’architetto Adalberto Libera è un capolavoro tra lo stile monumentale Neo-classico e l’avanguardia Razionalista. Libera lo progettò per ogni tipo di evento: culturale, sportivo indoor (alle Olimpiadi del ’60 si svolsero gli incontri di scherma), conferenze, grandi manifestazioni; duttili spazi espositivi pari a 2.500 mq. Al suo interno arredi originali progettati dallo stesso Libera. Si compone di parti con differenti destinazioni d’uso, un progetto unico al mondo:

Il Salone della Cultura può ospitare fino a 1.700 persone, ha la forma di un cubo emergente di 27 metri rispetto al basamento alto 15 metri di base 135×27 metri, sormontato da una volta a crociera e delimitato da due gallerie colonnate. La crociera forma quattro grandi finestre ad arco per l’illuminazione naturale ma oscurabile ed è dotato attrezzature per la sospensione di strutture tecniche. A lato i due Ambulacri quello della Pittura e quello della Letteratura. Nel film sono i set del “Ministero” in cui Marcello si reca prima della partenza per Parigi, dove gli viene affidato il compito di assassinare il professor Luca Quadri. 

Il Foyer Kennedy e il Foyer dell’Arte sono ampi spazi attigui alle 2 sale principali, arricchiti dalle opere di Achille Funi e Gino Severini e dall’effetto geometrico creato dall’incrocio delle scale poste di lato.
L’Auditorium Capitalis di 792 posti è un vero e proprio teatro per spettacoli, proiezioni cinematografiche, concerti dal vivo.
La Terrazza, un originale teatro all’aperto con le sedute in pietra e i giardini pensili. È il set del manicomio dove è internato il padre di Clerici (ex squadrista).

Il Piazzale Kennedy, con la pavimentazione lapidea in porfido, ai lati due fontane a gradoni, con getti verticali. 

La Quadriga della Vittoria Fascista dello scultore Francesco Messina. La scultura esiste, però non più il bronzo originale. La matrice in gesso fu acquistata da un amico dell’artista e in seguito, rifatti i calchi, rifusa in bronzo. Dopo di che, distrutta la matrice, la scultura fu posta nel giardino del suo finanziatore, il quale non permise di farne una copia. Pertanto nel 2010 si incaricò l’architetto Massimo Peperini e l’artista Paolo Buroni di realizzare un’installazione permanente: una quadriga di luce, da proiettare virtualmente al di sopra della mensola predisposta da Libera, cosa che accade, all’imbrunire, tutti i giorni dell’anno.

È difficile da spiegare a parole cosa rappresenti per la storia dell’arte il giardino di Villa Celimontana a Roma, la cui creazione risale al Cinquecento, quanto rimane dell’originario giardino dei Mattei al Celio. Oggi, parco storico cittadino, è un luogo mitico da visitare (anche virtualmente attraverso i filmati). Alla costruzione vi lavorò ai suoi tempi Gian Lorenzo Bernini, delle cui opere non è rimasta traccia. Costruito negli ultimi decenni del secolo XVI è stato oggetto, nel tempo, di molteplici trasformazioni che, in senso paesaggistico, ne hanno modificato completamente l’aspetto pur mantenendo i reperti di varie epoche. Nel 1858, per iniziativa della principessa Laura Maria Giuseppa di Bauffremont, se ne modificò “la configurazione” su schemi presi da una pubblicazione di Pierre Charles L’Enfant (1754-1825) — l’architetto urbanista neoclassico che ha progettato il Distretto di Columbia della città di Washington — con nuovi viali curvilinei, percorsi irregolari e l’inserimento di boschetti e di essenze locali (lecci, cipressi e allori) con i reperti antichi disposti in maniera più libera, quasi naturale, realizzando, così, una sorta di “giardino archeologico”. Il giardino fu ulteriormente modificato nel 1870 con interventi in stile Neogotico, per opera dell’ultimo proprietario, Richard von Hoffmann. Rimando l’approfondimento della sua complessa storia al sito della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. È nella Villa Celimontana che avviene il tentativo di stupro di Marcello da parte dell’autista… 

Il direttore della fotografia Vittorio Storaro — il suo operare nel cinema ha superato l’arte della fotografia, è andato oltre la tecnica della rappresentazione — ha avuto un ruolo fondamentale nel Il conformista. In particolare nel delineare l’immagine del personaggio Marcello, proprio a livello visivo, psicofisico. Più volte critici e storici a proposito del film di Bertolucci hanno sottolineato che l’opera si rifà al mito platonico della caverna in cui gli uomini bloccati fissamente, vedendo delle ombre animate proiettate dal sole sulla parete della grotta, non consapevoli di stare assistendo ad una mera rappresentazione, pensano che esse siano soggetti reali. Per Storaro, condivido, è lo stesso mito fondante del cinema, la rappresentazione della realtà che non è la realtà ovvero solo ombra animata, finzione. In più Il conformista è un film fortemente influenzato dalla riflessione sulla filosofia e l’arte della pittura in particolare dalla pittura Metafisica” di Giorgio de Chirico, Le famose Piazze d’Italia, dove l’artista, sapientemente, usa il forte contrasto tra luce e ombra per dare rilevanza tridimensionale agli oggetti espressi sulla tela piatta. Le fotografia del film è tutta costruita tra queste due parti non comunicanti (contrapposte e complementari) simbolo del conscio e l’inconscio di Marcello, la parte visibile e ciò che egli nasconde. L’ombra interiore, il nascondiglio ove egli occulta la sua natura vera, il senso di colpa che lo delinea visivamente. Il film verso la fine diventa sempre più oscuro, buio, quasi a non più identificare gli interpreti.

Però, a mio dire, il significato della caverna di Platone va ben oltre — l’uso del termine per l’opera di de Chirico non è corretto — il fisico, lo psichico, lo spirituale, riguarda proprio la reale natura Metafisica di noi esseri umani che è, ne ombra ne luce, ma oltre la luce e l’ombra. Plotino nelle Enneadi (III-IV) redatte da Porfirio lo spiega bene con l’esempio dell’attore che recita differenti ruoli sul palcoscenico (maschili, femminili, d’ogni genere) rimanendo sempre sé stesso. Riguarda ogni singolo individuo che crede, erroneamente, di essere (un corpo mente coscienza) ossia ignora di essere l’Unico, Uno, Quello, l’Assoluto, Metafisico che testimonia l’universo (rappresentazione) dei nomi e delle forme. Che appare in Sé tramite un’immagine corpo che crede di agire con libero arbitrio dalla “nascita” alla “morte”.  Difficile da spiegare facile da comprendere.