Riceviamo questa lettera da alcuni nostri iscritti e la pubblichiamo. Tuttavia vorremmo fosse ben chiaro a tutti i lettori che IN/Arch è un istituto culturale, che sin dalle sue origini nel 1962, nulla ha a che fare con gli ordini professionali. Lo scopo di IN/Arch è promuovere e coordinare gli studi sull’architettura valorizzarne i principi e favorirne l’applicazione, mediante l’incontro delle forze economiche e culturali del paese che partecipano al processo edilizio, sollecitare mediante un’azione continua e diretta l’interesse della collettività, cui è destinata la produzione architettonica.

Ma soprattutto Ordine ed IN/Arch sono caratterizzati da una differenza radicale nella composizione degli iscritti: tutti coloro che esercitano la professione nel primo caso; tutti coloro – architetti, ingegneri, costruttori, produttori, studenti – che liberamente decidono di condividerne gli interessi e le iniziative nel secondo. (Nota della Redazione)

Alla Presidente dell’Ordine Architetti PPC di Torino arch. Cristina Milanese,

Al Consiglio dell’Ordine Architetti PPC di Torino,

Agli Architetti iscritti all’Ordine Architetti PPC di Torino,

Egregi tutti,

desideriamo esprimere la nostra opinione in merito alla situazione venutasi a creare dopo il voto negativo al bilancio preventivo 2024 nella scorsa assemblea del 24 aprile.

Non abbiamo in animo di schierarci per gli uni o per gli altri, vorremmo solo far sentire anche la voce di altri architetti iscritti a quest’ordine.

Per la prima volta nella storia dell’Ordine Architetti di Torino un bilancio non ha ricevuto l’approvazione dell’Assemblea. Un danno all’immagine della nostra istituzione reso inoltre irragionevole dal fatto che non è stata mossa alcuna obiezione sulla tenuta contabile del bilancio stesso.

La ragione della bocciatura risiede invece nella critica alla gestione del progetto per la nuova sede, paradossalmente contestata proprio dalla fazione che l’aveva avviata alla fine del proprio mandato, lasciando la sua complessa  gestione nelle mani del consiglio successivo.

Una pagina esemplare di comportamento assurdo che pesa sugli architetti e sull’istituzione, a prescindere dal parere che sullo specifico tema, la sede, abbia ognuno dei 7.000 iscritti all’Ordine.

I giornali ne hanno parlato, molti di noi hanno ricevuto messaggi interrogativi da amici e clienti che chiedevano cosa stesse succedendo al nostro Ordine. Difficile dare spiegazioni credibili.

L’Ordine di Torino è stato per molti anni un Ordine guida nello scenario nazionale, un esempio cui molti altri si sono riferiti per iniziative e organizzazione: non a caso è stato sede del Congresso Mondiale degli Architetti nel 2008.

Quale messaggio invece sta divulgando oggi? E per la sede, qual è il progetto culturale e di sviluppo?

Da troppi anni, toni sopra le righe, conflitti, decisioni discutibili, non permettono agli iscritti di trovare un riferimento autorevole nell’Ordine e se la situazione non cambia anche una nuova sede, luogo che finalmente dovrebbe essere di incontro e confronto sulla professione, sui temi dell’architettura e del territorio, non potrà dare loro le risposte che si attendono.

Dunque chiediamo ai contendenti di chiudere il conflitto che si è generato dando priorità all’interesse generale piuttosto che all’affermazione del proprio ego.

Si approvi il bilancio che non è dissimile da tutti quelli tranquillamente approvati negli anni ed è contabilmente ineccepibile, ma si sposti piuttosto la discussione sugli altri temi in luoghi e tempi più opportuni.

Ognuno faccia un passo indietro a favore della dignità della categoria e si inizi a discutere della nuova sede in modo aperto e collaborativo.

Sarà comunque una nuova generazione di architetti a prendere in carico la gestione dell’Ordine, della sede e darne un giudizio, giovani professionisti che non hanno ancora passato la soglia dei quarant’anni, che vivono la condizione difficile dell’avvio del mestiere in tempi sempre più duri per il lavoro, autonomo o dipendente.

Toccherà a loro, lo speriamo già per il prossimo mandato, “progettare” la casa degli architetti secondo le necessità delle nuove generazioni. Chi è più anziano, anche se esperto e capace, dovrà farsene una ragione, Il futuro è nelle mani dei giovani architetti a loro compete la scelta della rotta da intraprendere, agli anziani la responsabilità di mettere a disposizione l’esperienza.

Presidente, Le chiediamo di dare diffusione a questa nostra lettera aperta che noi stessi diffonderemo chiedendone la sottoscrizione.

Chiediamo, inoltre, che ne sia data lettura durante la prossima assemblea.

Torino 8 giugno 2024

Marco Visconti

Angelica Ciocchetti

Fabrizio Curtabbi

Riccardo Bedrone

Carlo Novarino

Giorgio Giani

Franco Francone

Mario Carducci

Vittorio Jacomussi

Stefano Seita

Antonio Camillo

Guido Montanari

per sottoscrivere la lettera aperta Change.org 

Foto di Zhouxing Lu su Unsplash