(seconda parte)

La prima parte QUI

Il rito di fondazione di Fertilia con la posa della prima pietra della Casa del Fascio, alla presenza del sottosegretario alla bonifica Canelli, ebbe luogo nel marzo del 1936. Fertilia era l’ultima città del Duce, come la stessa propaganda di regime la volle presentare: “ultima venuta fra le città del Fascismo, sarà una delle più belle: essa assommerà l’esperienza urbanistica di tutti questi anni ed esprimerà, nel linguaggio del nostro tempo, la rinata potenza della Patria”. Al momento dell’inaugurazione, in realtà, l’unico edificio costruito era la scuola elementare, prevista dal piano Miraglia, “che risente di richiami precisi ad esperienze internazionali e ricorre all’uso di volumi con linee curve e a finestre a nastro con fasce di mattoni alternate a fasce di intonaco” (M. Bragaglia, G. Melis). 

Tutt’attorno si sarebbero disposti depositi di macchine agricole e attrezzi, poderi, case coloniche per contadini. Ma questo piano, redatto nel 1935, non fu realizzato, perché ritenuto non conforme all’ideologia urbanistica del regime, in una fase in cui era in pieno svolgimento il dibattito estetico e stilistico sull’architettura “arte di stato”, con il relativo scontro tra correnti interne, per non dire tra architetti e Mussolini (G. Muroni). 

Benché fosse stata posta la prima pietra della borgata di Fertilia nel territorio di Alghero, a breve distanza a nord ovest dal Comune, non ci volle molto perché la committenza ed il presidente dell’ente iniziassero a ritenere il piano regolatore già predisposto eccessivamente scenografico e poco adatto ad un centro rurale, e nel 1937 l’ingegnere Arturo Miraglia, fino ad allora incaricato della progettazione, fu rimpiazzato.

Mario Ascione, responsabile della bonifica della Nurra, affidò perciò un nuovo incarico a uno studio ritenuto gradito a Mussolini: il gruppo 2PTS (Concezio Petrucci capogruppo, con Paolini, Tufaroli Luciano e Silenzi), già vittorioso nel concorso di Aprilia e incaricato di quello di Pomezia, ritenuto più adeguato a interpretare il clima culturale che si respirava in Italia. 

È ragionevole pensare che questo incarico, assegnato senza concorso, sia stato motivato dalla volontà, di avvalersi di progettisti fortemente coesi col gruppo dirigente della potentissima Opera nazionale combattenti (ONC), notoriamente di gradimento del regime, di cui costituiva la longa manus nelle attività di trasformazione fondiaria e di incremento della piccola e media proprietà, per riprendere e rilanciare il programma di realizzazione di una “città nuova” affacciata però sul mare anziché nell’entroterra, come nella bonifica pontina. Petrucci, convinto fascista ed amico di Araldo di Crollalanza (podestà di Bari, deputato, Ministro dei Lavori Pubblici e presidente dell’ONC), poteva contare infatti da lungo tempo sul suo appoggio.

Il gruppo dell’architetto Petrucci, d’altra parte, viveva un momento di notorietà non solo per aver vinto il concorso di Aprilia, superando un nutrito e agguerrito gruppo di concorrenti ma, soprattutto, per aver garantito l’esecuzione dei lavori nei ristrettissimi tempi compresi fra la fondazione del 21 aprile 1936 e l’inaugurazione del 29 ottobre 1937, dando mostra di indubbia efficienza. 

In particolare a Fertilia venne assegnata la funzione di “laboratorio”, quindi il progetto doveva svilupparsi, dall’ideazione all’edificazione, secondo i principi sostenuti dal RAMI (Raggruppamento Architetti Moderni Italiani) che intendeva conciliare la tradizione classica italica con l’interpretazione del nuovo di matrice fascista (R. Sari). A tale raggruppamento faceva riferimento il gruppo 2PTS, mentre Miraglia si ispirava all’innovazione razionalista internazionale del MIAR (Movimento Italiano Architettura Razionalista), e cercava di “dare un senso logico e al tempo stesso suggestivo” al rapporto fra la strada e la piazza, fra i palazzi e gli spazi vuoti, rifuggendo dalla densificazione.

Il nuovo strumento di pianificazione, predisposto nel 1937, usava lo schema semicircolare di Miraglia quale spunto iniziale, affiancandogli però una maglia ortogonale con una separazione netta degli spazi pubblici relativi ai tre ambiti canonici delle città di fondazione, religioso, civico e commerciale. Anche la parte residenziale passava dalla proposta di case disseminate nel verde a nuclei insediativi autonomi, tra cui quello destinato ad ospitare il personale dell’aeroporto militare, peraltro mai realizzato.

Il gruppo, ad ogni modo, impegnato com’era contemporaneamente negli ultimi episodi della riforma fondiaria in Agro pontino, con le ultimazioni di Aprilia e Pomezia, consegnò i propri elaborati definitivi per Fertilia solo nel 1939, tardando di molto la ripresa concreta dei lavori per il futuro centro sardo. In tal modo il progetto fu solo parzialmente realizzato tra il 1939 e il 1941, con l’edificazione del Palazzo Comunale con la Torre Littoria, della Casa del fascio, dell’albergo, dell’Ufficio delle Poste, della chiesa parrocchiale, della caserma dei Carabinieri e della milizia e della sede degli Uffici di bonifica. I lavori proseguirono nonostante grandi difficoltà ma, una volta scoppiata la guerra, si interruppero bruscamente. “Fertilia rimase incompiuta e semidisabitata diventando una delle immagini dei fallimenti del regime” (G. Muroni).

Dopo l’avvio del progetto esecutivo i lavori erano comunque proceduti a stento, prima di fermarsi nel 1942 per la situazione sempre più tragica della seconda guerra mondiale, e furono ripresi soltanto negli anni cinquanta, quando l’insediamento di Fertilia dovette essere completato per accogliere i profughi dalle terre italiane dell’Istria assegnate dalle potenze vincitrici alla repubblica di Jugoslavia.

L’attività dell’Ente, in qualche misura, non venne comunque completamente interrotta, anche dopo lo scoppio della guerra: ulteriori finanziamenti riguardarono la costruzione di strade, di un nuovo edificio scolastico e di un acquedotto, nonché il potenziamento del vicino aeroporto militare; ma gran parte fabbricati residenziali rimase incompiuta e questi vennero terminati solo nel dopoguerra.

Va ricordato che, anche se collocata in riva al mare, Fertilia era stata concepita come centro essenzialmente rurale, in ossequio ai presupposti ideologici della “battaglia del grano”. Però, dopo aver accolto una popolazione di origine prevalentemente ferrarese, dagli anni cinquanta l’abitato fu “ricolonizzato” dall’arrivo di molte altre famiglie, questa volta di profughi provenienti dal Friuli e dalla Dalmazia. Ciò comportò, da principio, una modificazione della composizione sociale e la riconversione di alcuni edifici pubblici ad uso abitativo, poi un lieve ampliamento dei margini urbani e l’inserimento di interventi aggiuntivi a carattere residenziale, peraltro non invasivi. Nel complesso, infatti, “il centro, trattenuto nella sua natura di piccola frazione del comune di Alghero, rappresenta uno dei rarissimi nuclei di fondazione ad aver conservato una propria specifica identità” (Associazione Thule ltalia).

L’analisi della sua conformazione definitiva evidenzia che l’attenzione dello studio 2PTSi venne concentrata sull’area centrale, mentre la parte delle residenze, nella sua assoluta semplicità, non fu studiata in modo particolare. “La piazza risulta infatti oggetto di una riprogettazione accurata che restringe lo spazio dilatato pensato dal progetto Miraglia, secondo un principio di densificazione ottenuta con la collocazione, in parallelo all’asse longitudinale dell’invaso, di edifici con destinazione pubblica e privata dotati di porticati continui su entrambi i lati. Questi ultimi sono l’elemento ricorrente nella nuova sistemazione, essendo usati anche per definire la perimetrazione del lotto della chiesa e per “ricucire” altri edifici tra loro” (A. Cucciolla).

Fertilia, declassata dunque a semplice frazione del comune di Alghero, forse ancora oggi non viene apprezzata come meriterebbe, ma certo presenta un ragguardevole patrimonio monumentale, di cui è difficile “… non riconoscere, guardandolo come testimonianza di ciò che fu la sua ambizione architettonica e urbanistica, il senso sperimentale, il progetto di città, condivisibile o meno, ma certamente significativo” (R. Sari). Tutto ciò si deve al fatto che, tra le “città nuove” firmate dagli architetti del Ventennio, Fertilia è una di quelle che possono vantare una più massiccia sopravvivenza dei suoi edifici e del disegno originario.

Un attento storico dell’architettura, Marco Romano, così ne parla nel valorizzarla: “ se voltiamo le spalle alla chiesa, la strada principale viene aperta sull’obelisco lontano che domina il grande giardino realizzato a riporto sul mare, sicché la semplice piazza di Miraglia è qui diventata la sequenza di una strada principale e monumentale doppiamente trionfale, relativamente stretta, che si apre d’improvviso nell’ampia e smisurata veduta marina … dandole una veste architettonica monumentale, che non ha l’eguale nelle città fondate in quegli anni”.

E stiamo parlando di quella che alla fine è rimasta una piccola borgata: ha oggi 966 abitanti, erano 744 nel 1950, da allora in crescita lenta ma costante di poche unità anno per anno. E gli edifici (compresi quelli pubblici) sono in tutto 176 (poco meno di 600 abitazioni o uffici), con grande prevalenza di quelli a due piani.

Ma, se sugli edifici costruiti dagli architetti e dagli urbanisti del regime fra gli anni ‘20 e ‘40 sembra pesare ancora un pregiudizio ideologico, si ridesta in cambio l’interesse intorno a Concezio Petrucci, rappresentante di quella corrente architettonica che cercava di mediare tra le innovazioni radicali del razionalismo ed un gusto più classico e tradizionalista (R. Sari). 

Nato in Puglia nel 1902 ma romano di adozione, ebbe una vita breve e intensa. La sua attività professionale, sebbene concentrata in un arco di tempo limitato (che va dal 1926, anno della laurea alla Scuola Superiore di Architettura di Roma, al 1946 anno della sua scomparsa), fu continua e caratterizzata soprattutto da interventi per opere pubbliche e piani regolatori. Appena un anno dopo la laurea, Petrucci venne chiamato ad insegnare alla Regia Scuola di Architettura di Firenze e successivamente, nel 1930, fu assunto come architetto capo dell’Ufficio tecnico del Comune di Bari, ove redasse il Piano per la Città Vecchia, il Piano regolatore e realizzò importanti progetti. Ma soprattutto, tra il 1935 e il ‘39, operò alla costruzione di ben 4 “città nuove”: ad Aprilia, Pomezia e Fertilia si aggiunse anche Segezia.

Fascista dichiarato, ebbe il coraggio di intrattenere un rapporto affettivo, fino al matrimonio segreto sul finire degli anni trenta (in piena vigenza delle leggi razziali) con l’ebrea Hilde Brat, esule clandestina dalla Germania nazista. E,  con il crollo del fascismo, nel 1943 rifiutò l’invito del suo protettore Araldo di Crollalanza di aderire alla Rsi (Repubblica Sociale Italiana), pagando comunque le sue scelte con l’emarginazione sociale e professionale. Finché nel 1946, quando stava cominciando a reinserirsi nella professione, colpito accidentalmente da un sasso lanciato da un ponte del Lungotevere a Roma, morì dopo qualche giorno.

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Letture

  • Brigaglia M., Melis G. “Per una storia della bonifica della Nurra: le «Carte Ascione» (1918-1948)”, in Mattone A., Sanna P. (a cura di) “Alghero, la Catalogna, il Mediterraneo. Storia di una città e di una minoranza catalana in Italia (XIV-XX secolo)”, Sassari, Gallizzi (1994)
  • Gentileschi M. L., “Città di fondazione” in IGM, “Italia. Atlante dei tipi geografici”, Firenze (2004)
  • Cucciolla A., “Vecchie città, città nuove. Concezio Petrucci 1926-1946”, Dedalo, Bari (2005)
  • Sari R., “Fertilia, Concezio Petrucci e l’architettura della memoria perduta”, Girodivite, (30 novembre 2006)
  • Romano M., “Fertilia”, in Aa. Vv. “Piccole città, borghi e villaggi. Sud”, Touring Club Italiano, Milano (2008)
  • Frulio G. (a cura di) “Fertilia: città di fondazione”, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Firenze (2009)
  • Associazione Thule ltalia, “Fertilia”, (6 dicembre 2012)
  • Farinelli M., “Città nuove, colonizzazione e impero. Il caso di Fertilia”, Passato e presente n. 88 (2013)
  • Croce P., “Fertilia, una nuova città ad Alghero” (30 settembre 2018)
  • Muroni G., “Fertilia, ultima città del Duce”, Clionet n. 2 (2018)
  • Pinna R., “La colonizzazione dell’Italia repubblicana. Il caso di Fertilia”, in Associazione storia della città “Il tesoro delle città”, Steinhäuser Verlag, Wuppertal (2020)
  • Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Sassari e Nuoro​, “Torre civica di Fertilia, secondo quarto XX”, Catalogo generale dei Beni Culturali (2020)
  • Muroni G., “Gli ultimi indiani padani. I ferraresi di Sardegna nella colonia di Fertilia”, Filo, (18 gennaio 2021)
  • Alghero live, “La storia di Fertilia, la città di fondazione nata nel periodo fascista”, (s. d.)
  • Consorzio di Bonifica della Nurra, “La nostra storia”, Sassari (s. d.)