Se guardiamo alla geografia dei progetti premiati possiamo osservare che la maggior parte è collocata in quei territori intermedi che oggi sono considerati sempre più strategici, in quanto possono ancora rappresentare una rete di sistemi antropici capaci di garantire forme di sviluppo sostenibile e di ricostruire al contempo una nuova relazione con il territorio esterno.

Questa condizione favorisce una particolare attenzione dei progetti verso la cultura tecnica e materiale locale, così come verso una reinterpretazione in chiave contemporanea dei caratteri tradizionali. Si tratta infatti di opere che utilizzano, in gran parte dei casi ex novo, linguaggi ibridi che potremmo collocare in un ambito del progetto posto in equilibrio fra innovazione e tradizione. Progetti dove anche il tema di un’ormai improrogabile sostenibilità ambientale non è mai affrontato con la semplice aggiunta di nuovi device eco-tecnici, ma sempre intessendo un dialogo articolato con le condizioni materiali e linguistiche legate al contesto.

Potremmo pertanto affermare che i risultati del Premio IN/Architettura per l’ambito Piemonte e Valle d’Aosta rappresentano una controtendenza con quanto accade nelle grandi città dove, più facilmente, i progetti (soprattutto quelli di grandi dimensioni) sono talvolta trasformati in oggetti di design dichiaratamente indifferenti al contesto urbano, storico e sociale in cui si collocano.

Registrando quindi una sorta di “rivincita della provincia” (che ci dice anche molto della crisi odierna della grande città come modello positivo di vita), possiamo però osservare che anche i pochi progetti premiati collocati in contesti più urbani presentano comunque modelli insediativi o architettonici mai privi di una dimensione processuale e narrativa, che si nutre di un costante dialogo con il luogo e i suoi rimandi. Siano essi nuovi edifici o interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, si tratta di progetti che evidenziano una strategia di radicamento ad un contesto, esplicitando sempre un commento ad una situazione data, in opposizione netta ad una idea di autonomia della forma.

Questa attitudine fa ben sperare nella capacità della nuova architettura di recuperare terreno rispetto ad una presunta “aporia” del progetto contemporaneo, oggi facilmente riscontrabile soprattutto nel mondo delle pubblicazioni di architettura, dove imperversa una certa preponderanza dell’immagine sul testo, dell’effetto plastico sulla spiegazione, in ragione di una richiesta sempre maggiore di stupefazione delle forme, a scapito delle sempre meno evidenti ragioni del progetto.

Fra i premiati, al contrario, le ragioni del progetto sono piuttosto esplicite, e rese ancor più evidenti dal serrato confronto dialogico con le condizioni del luogo e con le ragioni dei corpi sociali cui il progetto deve offrire una risposta adeguata. Si tratta di progetti che, anche se non sembrano enunciare grandi principi o ideologie, individuano comunque nuove forme di discorsività, con piccoli e ben sostanziati racconti.

Possiamo supporre che queste caratteristiche, ascrivibili a molti dei premi regionali (quindi non solo a Piemonte e Valle d’Aosta) derivi anche dalla specificità del premio stesso, che da una parte costituisce un monitoraggio efficace di quanto accade nelle aree interne e, dall’altra, seguendo lo spirito del suo fondatore Bruno Zevi, pone l’accento sulla qualità del rapporto che intercorre fra committente, progettista e costruttore.

Seguendo questo ultimo intendimento, le giurie, composte prevalentemente da architetti, ma anche da ingegneri e costruttori, si concentrano particolarmente sulla qualità complessiva del processo di realizzazione e meno sulla forza espressiva dell’autore. Questa impostazione porta a considerare come decisiva la capacità del progetto di dimostrare un equilibrio efficace tra aspetti economici, ambientali, tecnici, culturali e sociali. Questo non significa che viene ridotto il peso dell’autorialità, ma che la qualità autoriale non può essere letta se non attraverso la specificità del processo che ha generato l’opera.

In questo senso l’istituzione dei premi regionali IN/Architettura, oltre a contribuire a colmare la perdita di senso, che sembra investire molte delle grandi architetture à la page, fa supporre la possibilità di recuperare finalmente una maggiore dimensione civica e sociale del mestiere più bello del mondo.

Photo by Simone Bossi Chalet B / climber’s refuge Luca Compri LDA architetti