CHE UMILIANO E MORTIFICANO

Può darsi che non siate responsabili per la  situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla” (Martin Luther King)

E’ di questi giorni l’avvio di una gara pubblica per la costruzione di 384 nuovi posti detentivi entro il 2025, per ampliare la capienza di nove istituti penitenziari, distribuiti lungo il territorio nazionale.

Una attività edificatoria del Piano carceri, la cui gestione e realizzazione è stata affidata ad un Commissario straordinario.

L’aumento della capienza avverra’ con strutture ad un piano fuori terra denominate,  nella documentazione di gara, BLOCCHI DETENZIONE, realizzate con moduli prefabbricati in calcestruzzo assemblati in opera, dalle pesanti connotazioni carcerarie, financo nell’arredo, per alloggiare ciascuno 24 persone detenute  e la cui distribuzione funzionale è definita da un Layout elaborato dai tecnici ministeriali.

I BLOCCHI DETENZIONE saranno collocati all’interno della cinta muraria degli istituti penitenziari, in aree attualmente libere, e disporranno, oltre che di celle da quattro posti letto con servizio igienico annesso, di locali per gli operatori e di palestra, biblioteca, socialità, barberia, tutti dimensionati e strutturati come le celle.

Ciascun blocco disporrà di due cortili di passeggio a cielo aperto, delimitati da alte pareti in cemento armato e pavimentazione in lastricato di calcestruzzo, ognuno con una zona coperta e servizio igienico.

 I BLOCCHI DETENZIONE saranno recintati con barriera metallica di almeno 5 mt. di altezza.

L’importo stimato di ciascun BLOCCO DETENZIONE in opera è di € 2.000.000, per un totale complessivo di  € 32.000.000 per i 16 previsti.

Dopo attento esame di quel Layout e molta riflessione su tale scelta edificatoria, ho ritenuto mio dovere esporre per iscritto le osservazioni critiche che quelle realtà mi hanno sollecitato, perché la regressione che, attraverso quello schema tipologico, l’edilizia penitenziaria italiana – già di per se inadeguata – è portata a fare, in totale assenza di attenzione da parte di chi di architettura si occupa, non può rimanere senza commento.

E poichè io mi occupo di architettura penitenziaria non solo come architetto progettista, ma anche come ricercatore, ritengo spetti a me evidenziare le ulteriori derive che si stanno producendo nel delicato settore.

Considero che il BLOCCO DETENZIONE, per come configurato, vanifichi l’impegno profuso nell’ultimo decennio, anche a livello istituzionale, di far progredire con l’Architettura la nostra misera edilizia penitenziaria, avvicinandola al monito costituzionale ed all’Ordinamento penitenziario. 

A distanza di poco meno di tre anni dalla Commissione ministeriale per l’Architettura penitenziaria, che ha prodotto le Linee guida per il carcere della Costituzione e il Layout migliorativo per i futuri blocchi detentivi, mentre da una parte gli organismi sovrannazionali spingono  verso un aumento delle garanzie democratiche per i detenuti, una riduzione delle pene e delle detenzioni,  in silenzio, lo Stato adotta ufficialmente per un padiglione detentivo tipo uno schema tipologico che si muove in senso diametralmente opposto, in questo facilitato  dall’assenza totale di un fronte critico da parte di quanti si occupano di architettura.

Quello schema fa il pari con quelli degli ultimi decenni per le nostre  carceri, corrispondenti ad uno Stato dispotico ed assolutista, pre costituzionale, indifferente ai problemi della detenzione e preoccupato solo alla custodia di un detenuto reso al massimo inerme. 

Le critiche che questa soluzione architettonica sollecita derivano da considerazioni etiche, tecniche e logistiche.

Totale è l’assenza di dignità ed umanità in quelle strutture, concepite esclusivamente secondo logiche contenitive ed incapacitanti, con soluzioni  prive di qualità ambientale che negano il soddisfacimento di qualsiasi bisogno fisiologico, psicologico e relazionale dell’utenza e con  formulazioni spaziali che preannunciano una quotidianità detentiva non “articolata nel tempo e nello spazio”, come le avanzate pratiche trattamentali indicano.

Sono state completamente ignorate  soluzioni che ottimizzino il comfort termico e la ventilazione naturale attraverso accorgimenti architettonici, avendo preferito improvvidamente  optare per soluzioni tecnologiche energivore e che si possono guastare.

Sono infatti previsti  split in ogni ambiente per il condizionamento estivo ed il riscaldamento invernale ed aspiratori elettrici in ogni servizio igienico che, quando rotti, resteranno a lungo inutilizzati. 

La mancanza di indicazioni sulla preparazione ed il consumo dei pasti in loco  fa supporre che questi arriveranno (freddi) dalla cucina centrale, attraverso percorsi chiusi di collegamento con la struttura esistente.

Sostanzialmente il BLOCCO DETENZIONE configura un luogo di  ozio forzato, dove le persone detenute saranno  obbligate a permanere tutto il tempo  in celle promiscue e, al massimo per 4  ore al giorno all’aperto, in spazi inospitali. 

Se saranno portati  altrove nell’Istituto durante  il giorno, per eventuali attività trattamentali, fagociteranno ulteriormente ambienti già in affanno.

Una sorte non migliore toccherà al personale di custodia, che dovrà gestire, in condizioni lavorative indegne ed umilianti, persone sempre più incattivite e violente.  

Tutti indistintamente subiranno la miseria di quei muri che lo Stato incostituzionalmente impone.

Foto di Amsterdam City Archives su Unsplash