Il progetto della nuova Biblioteca Civica Centrale di Torino nasce dall’incontro tra due questioni oggi decisive: la trasformazione della biblioteca in infrastruttura civica (studio, apprendimento, servizi, cultura e socialità) e il riuso di un grande edificio storico. La collocazione nel Padiglione Agnelli di Torino Esposizioni, opera di Pier Luigi Nervi (1948–1950), rende la sfida doppia: restaurare e rendere nuovamente leggibile un capolavoro del secondo Novecento e, insieme, accogliere un programma contemporaneo fatto di spazi specializzati, senza perdere la potenza dello spazio unitario originario.
L’aula monumentale, una navata unica conclusa dall’abside, è definita dalla celebre volta prefabbricata in ferro-cemento (oltre 60 m di luce e più di 110 m di sviluppo). Dopo l’ultimo uso intensivo del 2006, in occasione dei giochi Olimpici Invernali, l’edificio ha conosciuto anni di abbandono e degrado. Il progetto assume quindi come primo obiettivo, in accordo con la Soprintendenza, la rimozione delle superfetazioni e il ripristino della chiarezza spaziale del dopoguerra, ricostruendo il rapporto tra struttura, luce e grande vuoto interno.
Per evitare che la necessaria compartimentazione snaturi l’unità dell’interno, la strategia progettuale concentra le funzioni più rumorose e tecnicamente complesse in un nuovo volume ipogeo: uno scavo nel cuore del piano terra (circa 5.000 m², profondità 4 m) che ospita accoglienza, servizi e laboratori, liberando l’aula principale da pressioni funzionali invasive. Questo livello si organizza attorno a una piazza ipogea che integra il verde come dispositivo spaziale: grandi vasche piantumate costruiscono un micro-paesaggio interno, offrono ambiti di sosta e studio “atipici”, e introducono una dimensione sensoriale capace di umanizzare la scala monumentale. La piazza non è soltanto uno spazio connettivo, ma un interno “aperto” dove il verde diventa orientamento, comfort e qualità di permanenza, e da cui la volta si percepisce come paesaggio architettonico.
Gli ambienti che richiedono isolamento acustico si completano con ampie partizioni vetrate sotto le balconate e nella corona dell’abside, mantenendo permeabilità visiva: piccole aule studio e seminariali, salette riunioni, spazi per famiglie e scuole dell’infanzia. L’open space a piano terra accoglie lettura e consultazione con collezioni a scaffale aperto lungo un percorso anulare; sulle balconate trovano posto le collezioni ragazzi e una gradonata lignea come infrastruttura d’uso e di apprendimento informale.
Decisivo, in un edificio storico nato come grande contenitore espositivo, è il tema dell’impiantistica: non essendo previsti impianti “strutturali” nell’involucro originario, il progetto concentra la principale infrastruttura tecnica in una sorta di “edificio fantasma” nascosto nel volume ipogeo. Qui un grande locale tecnico diventa il baricentro della dislocazione delle reti, consentendo distribuzioni chiare e manutenzioni accessibili senza interferire con la lettura dell’opera. La climatizzazione e il ricambio d’aria avvengono a pavimento, mentre i presidi di sicurezza antincendio sono integrati nelle scaffalature aperte.
Sul fronte urbano di corso Massimo d’Azeglio, il Padiglione Sottsass viene recuperato al suo antico splendore anche attraverso la demolizione del volume aggiunto nel 2006 in occasione dei Giochi Olimpici Invernali. La sua manica riassume il ruolo di cerniera architettonica tra città e padiglione principale: al piano terreno ospita una caffetteria-bookshop, uno spazio vetrina e un piccolo auditorium per eventi culturali; al piano primo trovano posto gli uffici della biblioteca. Un secondo accesso dal Parco del Valentino riattiva il sistema ipogeo e ricuce l’edificio al parco, mentre archivio storico, deposito e logistica definiscono il retro-operativo della rete bibliotecaria. Impianti e allestimenti sono concepiti come infrastrutture reversibili: una biblioteca centrale è destinata a trasformarsi nel tempo e il progetto assume questa dinamica come dato, puntando a flessibilità e futuro, nel rispetto della materia e dello spazio di Nervi.
La biblioteca in breve:
Sede: Torino Esposizioni – Padiglione Centrale (Nervi, 1948–1950) + Padiglione Sottsass (1938)
5.000 mq di nuovo scavo alto 5 mt
3 livelli: piano interrato, piano terra, piano primo
19.380 mq: Spazio aperto al pubblico:
1.145 mq Uffici:
3.175 mq Archivio/Logistica:
2.950 mq Locali tecnici:
2379 mq Spazi verdi (patio, roof garden, corte)
246 440 volumi a scaffale aperto
678 720 volumi a compattabile (archivio);
762 sedute informali; 707 sedute studio; 20 postazioni bibliotecari front office; 50 postazioni uffici
Funzioni: lettura/studio, ragazzi, laboratori, auditorium, caffetteria-bookshop, uffici, archivio storico, deposito e logistica
PROGETTO DI FATTIBILITA’ TECNICO ECONOMICO
progetto architettonico: Isolarchitetti con Studio Rafael Moneo
RTP : Icis (capogruppo) MCM, Onleco, ing. G. Quirico
consulenti modello biblioteconomico: dott.ssa C. Cognigni, prof. M. Vivarelli
Committente: Città di Torino
Stazione Appaltante: Scr
Quadro economico indicativo: 96 M€ (PNRR – fondo complementare)






